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IperCaforum il forum degli ipercafoni

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Facebook   L'OMBRA DEI RASNA - Il mistero degli EtruschiLast Update: 1/28/2014 1:01 PM
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10/12/2006 9:26 PM
 
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Etrusco, permettimi una piccola digressione riguardo l'articolo di qui sopra. Il mondo degli studi si trova da tempo a fronteggiare il problema del proliferare di ipotesi misteriche, certo affascinanti, ma spesso totalmente prive di ogni fondamento. Nelle librerie vi è un continuo flusso di pubblicazioni pseudoscientifiche e dilettantistiche, che sono apparse con singolare frequenza negli ultimi anni, e continuano ad apparire, sugli etruschi, sulla loro civiltà e soprattutto sulla loro lingua. Tutti questi casi hanno in comune il preconcetto che i risultati e l'esperienza cumulatisi attraverso le ricerche storiche di molte generazioni abbiano, ai fini della conquista della verità, un valore secondario o nullo rispetto alla geniale intuizione di un individuo; ignorano i principi del metodo critico, in quanto tendono a trasformare le ipotesi in affermazioni prescindendo dall'obbligo della dimostrazione; si sbizzarriscono nelle conclusioni più fantastiche, la cui consistenza risulta tra l'altro dal fatto che esse di volta in volta si contraddicono radicalmente a vicenda. E' un modo di affrontare i problemi storici e linguistici che ricorda le ingenuità e le bizzarrie dell'erudizione seicentesca e settecentesca,e che in un certo senso rappresenta l'anacronistico perpetuarsi dell'etruscheria. Il fenomeno s'inquadra nell'atmosfera suggestiva del "mistero etrusco", come aspirazione a svelarlo miracolisticamente: ciò spiega la tendenza all'improvvisazione -dalla quale, in qualche caso sfortunato, non sono andati del tutto esenti seri studiosi- e la presa che certe affermazioni pseudo-scientifiche hanno sovente sul grande pubblico, anche quando esse superano ogni limite di assurdità. Origini e parentela degli etruschi sono state cercate in tutti i continenti, perfino in America!

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10/26/2006 11:25 PM
 
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Appuntamento TV:
Sabato 28 ottobre, la trasmissione "Ulisse", ore 21:
tratterà l'argomento degli Etruschi:
chi è interessato programmi il videoregistratore [SM=x44485]

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Haeresiarca
10/26/2006 11:36 PM
 
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Re: Appuntamento TV:

Scritto da: Etrusco 26/10/2006 23.25
Sabato 28 ottobre, la trasmissione "Ulisse", ore 21:
tratterà l'argomento degli Etruschi:
chi è interessato programmi il videoregistratore [SM=x44485]



Grazie Etrusco! [SM=x44462]

Puntato il timer, anche se Angela mi risulta a volte indigesto (lui, non la trasmissione).

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3/28/2007 11:55 AM
 
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Re:

Scritto da: -Asmodeus- 11/10/2006 11.18
Il ritrovamento di ceneri funerarie toglie credibilità all'isola.
Difficilmente un luogo sacro come il Consilium sarebbe sorto su una necropoli,
tanto che il ritrovamento di tombe a circa 400 metri da Campo della Fiera
rimane uno dei problemi per l'attribuzione del sito (anche se in quel caso la distanza rimane notevole).

L'isola manca completamente di pianta urbanistica adeguata al Fanum.




Tuttavia bisognerebbe far chiarezza sulla datazione precisa della necropoli e dei fornetti crematori per capire se questi siano precedenti o no alla conquista dei romani (664 a.C.) che imposero le loro usanze.
Inoltre considera che se sull'isola Bisentina non abbiamo molti reperti, forse questo è dovuto anche alla distruzione che i signori di Bisenzio attuarono a metà del 1200 prima di abbandonarla a causa di controversie con gli isolani.



Da Wikipedia:

L’età villanoviana ed etrusca - Lago di Bolsena

Sotto i Villanoviani sorsero i centri di Visentum (Bisenzio) e Volsinii (Bolsena) che raggiunsero un notevole grado di ricchezza e benessere, come dimostrano i numerosi reperti rinvenuti.
Con gli Etruschi, il lago vive un periodo di grande splendore, e sulle sue rive, in una località incerta sorse il famoso “Fanum Voltumnae”:
un grandioso tempio dove si riunivano ogni anno le dodici città della Confederazione Etrusca.

In questi anni si consuma lo scontro fra le due città su chi deve imporre il nome al lago. La spunterà Volsinii.


[IMG]http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/1/1e/Bolsena_bw.jpg[/IMG]
Lago di Bolsena - visto dal Monte Bisenzio. Sullo sfondo l'isola Bisentina.



L’età romana

I Romani giunsero qui nel 664 a.C., quando occuparono Volsinii e distrussero Visentum dopo un interminabile assedio.
In seguito le due città vennero ricostruite e divennero dei municipi.

Il lago è citato da Plinio nella sua Naturalis Historia e in età tardo-imperiale vive la drammatica vicenda di Santa Cristina, martire cristiana del III secolo che sarà proclamata successivamente patrona del lago.



[Modificato da Etrusco 28/03/2007 11.57]

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3/28/2007 12:36 PM
 
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L'isola Bisentina:

[IMG]http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/d/de/Isola_Bisentina%2C_Lago_di_Bolsena.JPG/800px-Isola_Bisentina%2C_Lago_di_Bolsena.JPG[/IMG] ZOOM...


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3/31/2007 5:20 PM
 
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Tra poco su Rai1 dovrebbe esserci un approfondimento sugli etruschi:
tra le ore 17,50 e 18,50 circa [SM=x44485]

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3/31/2007 7:58 PM
 
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Non potendolo seguire, lo cercherò su raiclick (era passaggio a nord-ovest, giusto?). [SM=x44460]

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3/31/2007 11:28 PM
 
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Si, giusto, ma la trasmissione è durata poco e non ha divulgato nulla di nuovo.
Ha fatto vedere qualche bella immagine di tombe e reperti ed ha ribadito che la storia la scrivono i vincitori...

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4/14/2007 6:59 PM
 
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Gaia - Rai3 - ore 21,30
Stasera, 14 aprile, un'altra puntata dedicata agli Etruschi. [SM=x44518]

Dovrebbero approfondire anche sulle zone di Tarquinia e Tuscania.

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5/3/2007 1:58 PM
 
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Testimonianze di Amore Saffico:
[IMG]http://www.giovannidallorto.com/testi/greci/luciano/etere1.jpg[/IMG]

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5/8/2007 2:03 PM
 
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Vita quotidiana etrusca
Il vivere quotidiano & La società etrusca


[IMG]http://www.tusciaviterbese.it/immagini/pozzoetrusco.jpg[/IMG]
Un pozzo-cisterna per la raccolta delle acque piovane


Agli albori della storia di questo popolo, nel periodo Protovillanoviano (età del Bronzo) e nel successivo Villanoviano iniziale (età del Ferro), non si notano segni di una distinzione in classi all'interno della società; essa invece appare evidente nel Villanoviano evoluto, nella seconda metà dell'VIII secolo a.C., quando i corredi funerari cominciano a mostrare netti segni di differenziazione: aumentano gli oggetti di corredo in quantità e qualità, appaiono vasi ed ornamenti d'importazione. Qualcosa è cambiato nella società etrusca e lo si vedrà amplificato alla fine dell'VIII secolo a.C. e nel successivo, quando appare lo splendore della società Orientalizzante, con all'apice le ricche aristocrazie dalle grandi tombe a tumulo e dai sontuosi corredi. Il ceto principesco basava il proprio potere e prestigio sul controllo dei commerci con l'Oriente e delle attività agricole e pastorali.

[IMG]http://www.tusciaviterbese.it/immagini/tombadado.jpg[/IMG]
La tomba arcaica della Regina a Barbarano Romano: la decorazione rupestre


La nascita di un ceto "medio" avviene nel'età Arcaica, nel VI secolo a.C., quando artigiani e mercanti iniziano a prendere coscienza delle proprie capacità, operando per proprio conto e non più per i ricchi principi. Fanno parte della stratificazione sociale anche i lautni, gli schiavi, importati come merce da paesi lontani o catturati durante le numerose battaglie per il predominio sul commercio tirrenico: a volte si rinvengono i luoghi di sepoltura di questi esponenti della classe servile, cremati e posti in recipienti di terracotta, tumulati in piccole nicchie scavate nelle strutture sepolcrali dei padroni.

o La famiglia

[IMG]http://www.tusciaviterbese.it/immagini/regina.jpg[/IMG]
La tomba della Regina a Barbarano Romano: destinata ad una famiglia importante


La struttura della famiglia etrusca non è dissimile da quella delle società greca e romana. Era cioè composta dalla coppia maritale, padre e madre, spesso conviventi con i figli ed i nipoti. Tale struttura è riflessa dalla dislocazione dei letti e delle eventuali camere della maggior parte delle tombe.
Conosciamo alcuni gradi di parentela in lingua etrusca grazie alle iscrizioni, come papa (nonno), ati nacna (nonna), clan (figlio), sec (figlia), tusurhtir (sposi), puia (sposa), thuva (fratello) e papacs (nipote).


o La donna

Merita di essere ricordata la condizione sociale della donna che, a differenza del mondo latino e greco, godeva di una maggiore considerazione e libertà:
se per i latini la donna doveva essere lanifica et domiseda, cioè seduta in casa a filare la lana, e su cui, nelle età più antiche, il pater familias (il capofamiglia) aveva il diritto di morte qualora fosse stata sorpresa a bere del vino, per gli Etruschi ella poteva partecipare persino ai banchetti conviviali, sdraiata sulla stessa kline (letto) del suo uomo, o assistere ai giochi sportivi ed agli spettacoli.
Questo era scandaloso per i Romani che non esitarono a bollare questa eguaglianza come indice di licenziosità e scarsa moralità da parte delle donne etrusche: addirittura dire "etrusca" era sinonimo di "prostituta".
Ma la condizione sociale della donna nella civiltà etrusca era veramente unica nel mediterraneo, e forse ciò derivava dalla diversa stirpe dei popoli, pre indoeuropei gli etruschi, indoeuropei latini e greci.
La donna poteva trasmettere il proprio cognome ai figli, soprattutto nelle classi più elevate della società. Nelle epigrafi talvolta il nome (oggi diremmo il cognome) della donna appare preceduto da un prenome (il nome personale), segno del desiderio di mostrarne l'individualità all'interno del gruppo familiare a differenza dei Romani che ne ricordavano solo il nome della gens, della stirpe.
Tra i nomi propri di donna più frequenti troviamo Ati, Culni, Fasti, Larthia, Ramtha, Tanaquilla, Veilia, Velia, Velka, i cui nomi appaiono incisi sul vasellame migliore di casa od accanto alle pitture funerarie.


o L'alimentazione

L'alimentazione del mondo mediterraneo antico era legata, ovviamente, dai prodotti che la natura offriva e le condizioni climatiche simili nel mondo greco, latino ed etrusco, hanno generato una dieta ed una cucina per molti versi assai simili tra loro.
Per l'età preistorica si hanno dati scientificamente molto interessanti per il villaggio del Gran Carro di Bolsena, scoperto sotto le acque del bacino lacustre e databile attorno al IX secolo a.C, nella fase di passaggio dunque tra l'età del Bronzo e l'età del Ferro.
Il setacciamento dei fanghi che ricoprivano le antiche strutture, eseguito nel 1974, portò alla luce una rilevante quantità di noccioli di frutta selvatica tra cui corniolo (Cornus mas), prugna selvatica (Prunus spinosa) e prugna damascena (Prunus insititia), nocciolo (Corylus avellana), ghiande (Quercus sp.) ed anche vite (Vitis vinifera) che presto, grazie alle conoscenze trasmesse dai navigatori provenienti dall'Egeo, sarebbe stata trasformata in vino e non consumata solo come frutta.
Tra i cereali sono presenti cariossidi di farro (Triticum dicoccum), tra i legumi resti di fave (Vicia faba). I cereali ed i legumi potevano essere consumati abbrustoliti o macinati per farne frittelle e minestre; la frutta poteva essere consumata fresca o fermentata in bevande a scarso tenore alcolico.
Tra i resti faunistici (scavi 1980) ricordiamo la presenza di numerose specie domestiche (68 % del totale dei resti ossei rinvenuti) e selvatiche (32 %). Sono stati trovati i resti di caprovini, suini, bovini, equini, cani; tra i selvatici cervo, cinghiale, capriolo ed orso bruno.
I dati disponibili dagli scavi condotti dall'Istituto Svedese di Roma a San Giovenale (Blera) abbracciano un arco cronologico molto ampio che va dall'età del Bronzo all'età romana: essi rivelano come attraverso i secoli il principale alimento siano stati i suini, gli ovini ed i bovini, talvolta integrati da esemplari cacciati come il cervo, il capriolo e la lepre.
Se cerchiamo analogie con il mondo romano di cui si possiedono numerose notizie in più rispetto all'etrusco, apprendiamo che si tendeva al consumo soprattutto di suini, mentre i caprovini erano destinati alla produzione di latte e lana, i bovini al lavoro nei campi. La carne era arrostita su lunghi spiedi (in greco obeloi) che, in epoche premonetali, cioè quando ancora non si usavano monete e si ricorreva allo scambio di prodotti e di metalli a peso, costituivano nel Mediterraneo un elemento di scambi assai frequente. Ma poteva essere anche bollita in grandi calderoni da cui veniva estratta con uncini. A San Giovenale sono stati rinvenuti fornelli e pentole di terracotta che testimoniano la vita quotidiana dell'abitato: molti dei materiali archeologici provenienti soprattutto dagli abitati arcaici della Tuscia (San Giovenale ed Acquarossa) sono esposti in un'interessantissima mostra permanente presso il Museo Archeologico Nazionale di Viterbo (Rocca Albornoz).
Lo scavo di un insediamento agricolo etrusco del IV - III secolo a.C. condotto dalla Soprintendenza Archeologica per l'Etruria Meridionale a Blera in località Le Pozze (scavi 1986-87), ha permesso il rinvenimento di 570 semi e noccioli di frutta, tra cui segnaliamo corniolo, nocciolo, ghiande di quercia, olivo (Olea europaea), vite, fico (Ficus carica), pero (Pyrus sp.) ed orzo (Hordeum sp.). Tra i resti di animali, presenti i suini, la capra, i bovini, le galline.
Indagini paleonutrizionali, cioè sulle modalità alimentari del passato, condotte sulla popolazione etrusca, hanno rivelato che dal VII secolo a.C. all'età romana l'economia alimentare sia rimasta a base agricola; un consumo maggiore di carne e latticini, rilevabile dall'aumento di zinco nelle ossa, si ha nell'età arcaica (VI secolo a.C.-inizio V secolo a.C.): con il passaggio all'età classica ed all'ellenistica si nota una graduale diminuizione del consumo di prodotti di origine animale, forse conseguenza di quella forte crisi economica che avrà il suo inizio nel V secolo a.C. e che si protrarrà con la conquista romana.


o La gastronomia

[IMG]http://www.tusciaviterbese.it/immagini/blera.jpg[/IMG] La necropoli di Blera

Le raffigurazioni pittoriche della tomba Golini I di Orvieto (l'antica Volsinii) databili alla seconda metà del IV secolo a.C., ci offrono una visione interessante delle attività di cucina di un'importante famiglia dell'aristocrazia: sulle pareti sono rappresentati i servi che fanno a pezzi la carne con una piccola ascia, altri che preparano i cibi sotto lo sguardo attento di una donna: preparano focacce, cuociono le cibarie nel forno, mesciono le bevande nelle brocche. Nelle altre pareti appaiono i loro padroni, seduti o sdraiati sulle klinai, i letti tricliniari del banchetto, in compagnia delle proprie donne dalle ricche vesti, illuminati da alti candelieri di bronzo lucente, serviti da schiavi nudi ed allietati da suonatori di lira e tibicines (flauti doppi).
Ma cosa si mangiava nell'antica Etruria? Oltre alla frutta e verdura di cui abbiamo fatto cenno, quali erano le pietanze, i cibi preparati ? Nei tempi più antichi erano frequenti le minestre di cereali e legumi, come le gustose zuppe di verdura: ne è un ricordo eccezionale l'acquacotta, uno dei piatti della tradizione culinaria viterbese. Le sfarinate di cereali erano utilizzate per fare frittelle e focacce. La carne era bollita ed arrostita: sono frequenti nei corredi delle tombe gli alari, gli spiedi e le pinze per maneggiare i tizzoni di brace. Condimento ideale per ogni cibo era l'olio d'oliva, di qualità eccellente, esportato in tutto il Mediterraneo come testimonia il rinvenimento di anfore etrusche: anche oggi la qualità dell'olio viterbese lo denota come prodotto tipico, così come il vino.
La mancanza di una letteratura specifica non ci aiuta nella conoscenza di ricette e preparazioni tipiche, lontane dalla raffinata, cosmopolita e forse confusionaria cucina d'età romana: ma non è difficile immaginare che i piatti più tipici della tradizione gastronomica toscana e viterbese, così legati alla sana e semplice cultura contadina, siano il perpetuarsi della cucina etrusca.

o La medicina

La perizia degli Etruschi nell'Arte Medica era celebre e gli antichi scrittori Greci e Romani ne parlano soprattutto riguardo alla conoscenza delle proprietà officinali delle piante.

Per conoscere il grado di preparazione raggiunto dai "medici" etruschi ci viene in aiuto l'Archeologia:
il rinvenimento di numerosi ex voto in terracotta o bronzo raffiguranti anche organi interni del corpo umano denota chiaramente l'estrema conoscenza anatomica di questo popolo;
così come la presenza di numerosi ferri da chirurgo e da dentista nel corredo di alcune tombe.
Nel Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia è conservato un cranio umano che reca una protesi dentaria in oro, prova dell'abilità dei dentisti.

Grande importanza avevano poi le acque termominerali, di cui la Tuscia è ancora oggi ricchissima: gli Etruschi conoscevano bene le proprietà medicamentose di ogni sorgente, sacra e dedicata a divinità diverse, così come i Romani i quali, con la conquista di queste terre, eressero spesso grandi impianti termali alimentati dalle preziose acque di queste sorgenti.


Fonte: Tuscia viterbese


[Modificato da Etrusco 08/05/2007 21.20]

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NEWS: gli etrusci arrivarono dalla Turchia


Fonte: ANSA . . .





TECNOLOGIA & SCIENZA


Lo proverebbe uno studio di un genetista italiano dell'università di Torino
i campioni degli individui di Murlo e Volterra molto simile a quello dei turchi
Gli Etruschi arrivano dalla Turchia
il mistero svelato dal Dna dei toscani
Confermata la tesi di Erodoto secondo il quale l'antico popolo
proveniva dalla Lidia, da cui era fuggito a causa di una carestia.


Gli Etruschi arrivano dalla Turchia
il mistero svelato dal Dna dei toscani

[IMG]http://www.repubblica.it/2007/06/sezioni/scienza_e_tecnologia/etruschi-dna-turchia/etruschi-dna-turchia/stor_10618597_41350.jpg[/IMG] Necropoli etrusca in Toscana

ROMA - Aveva ragione Erodoto.
Gli Etruschi arrivano dall'Anatolia, la regione meridionale della Turchia. A svelarlo è il Dna.
L'enigma sulle origini di questo popolo,
che visse nel cuore dell'Italia, la cui soluzione è stata inseguita fino a oggi, vanamente, da archeologi, storici e linguisti di tutto il mondo, è ora vicina.
Grazie alla genetica. La scoperta è contenuta in uno studio di Alberto Piazza, genetista dell'Università di Torino, presentato alla conferenza annuale della Società europea di genetica umana in corso a Nizza.

Piazza è andato a cercare la chiave del mistero degli Etruschi, popolo dalla cultura più evoluta rispetto ad altre etnie italiane, proprio dove stanno scritti i segreti più remoti della vita: nel Dna.
L'equipe del genetista ha analizzato il campione di molecole del codice genetico degli abitanti che vivono da almeno tre generazioni nei centri di Murlo e Volterra, due tra i più importanti siti archeologici etruschi, e a Casentino, dove la cultura etrusca è stata ben conservata.

L'equipe di studiosi ha messo a confronto i dati raccolti con quelli di persone di altre aree geografiche, in particolare del Nord Italia, della Sicilia, della Sardegna, della Turchia e dell'isola di Lemnos in Grecia. Ebbene, proprio il Dna degli abitanti di quell'area della Toscana è quello che più di tutti somiglia a quello dei turchi.

"Abbiamo trovato - spiega Piazza - che il Dna degli individui di Murlo e Volterra è molto più simile a quello dei turchi. In particolare una precisa variante genetica è stata trovata nel campione di Murlo e solo nelle persone provenienti dalla Turchia".

I risultati quindi sarebbero congruenti con la versione data dallo storico greco Erodoto nelle sue Storie, in cui narra che il popolo etrusco emigrò dall'antica regione della Lidia, ora parte meridionale della Turchia, spinto dagli stenti di una lunga carestia. La metà della popolazione, sostiene Erodoto, salpò da Smirne inviata dal sovrano per cercare di trovare migliori condizioni di vita.

La spiegazione dello storiografo greco venne molto contrastata dagli storici successivi.
Esiste, infatti, una seconda tesi sull'origine degli Etruschi, secondo la quale quel popolo avrebbe origini del tutto autoctone. Infine, un terzo filone storiografico fornisce una spiegazione in base alla quale gli Etruschi sarebbero originari del Nord Europa.

"Penso che la nostra ricerca - sottolinea Piazza - offra prove convincenti che la ragione è dalla parte di Erodoto, e che gli Etruschi arrivano dalla antica Lidia."
Il professore ha anche annunciato ulteriori verifiche ai risultati ottenuti fino a oggi.
"Ad ogni modo, per avere la completa certezza di quanto abbiamo trovato, analizzeremo il Dna di abitanti di altri centri toscani e valuteremo se c'è una continuità genetica tra gli antichi Etruschi e i toscani dei nostri tempi".

(16 giugno 2007)

Fonte: Repubblica . . .

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Non condivido le tue idee, ma darei la vita per vedere come ti prenderanno per il culo quando le esporrai.
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Presto a casa - Psykter attico a figure rosse, attribuito al Pittore di Kleophrades (risalente al 510-500 a.c.):
è uno degli otto preziosi oggetti archeologici che da Princeton rientreranno in Italia dopo l’accordo firmato tra il ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC) e la Princeton University Art Museum.
Secondo il governo italiano si tratta di capolavori esportati illecitamente. In base all'accordo il museo americano del New Jersey si impegna a restituire subito i primi 4 pezzi dell'arte classica mentre i rimanenti rimarranno a Princeton con un prestito quadriennale.
Al tempo stesso proseguiranno le trattative su altri sette manufatti archeologici la cui provenienza e proprietà è ancora controversa
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Cronologia storica degli Etruschi:

X° secolo a.C. Età del Bronzo finale:
prodromi della civiltà etrusca in diversi siti compresi nel territorio dell'Etruria

IX°-VIII° secolo a.C. Età del Ferro, detta in Etruria "facies villanoviana". Formazione del popolo etrusco, occupazione dei siti. Arte geometrica. Arrivo in Etruria dei bronzisti centro-europei. Contatti tra i centri della costa tirrenica dell'Etruria e quelli della Sardegna

Seconda metà dell'VIII° secolo a.C. Arrivo in Etruria di vasi da vino e di ceramisti euboici, dei primi manufatti vicino-orientali e dell'ambra della regione baltica. Arrivo in Etruria dell'alfabeto probabilmente dai centri euboici della Campania. Nascita di un ceto aristocratico che sfrutta le risorse locali, in particolare le miniere metallifere.

Ultimo quarto dell'VIII° secolo a.C. Secondo le fonti storiche primi scontri tra Roma e Veio per il possesso delle saline alla foce del Tevere

VIII°-VI° secolo a.C. Presenza di manufatti etruschi, in genere bronzi, nei santuari ellenici di Olimpia, Delfui, Dodona, Samo, Perachora, Atene

Fine dell'VIII° secolo, inizi del VI° secolo a.C. Facies orientalizzante

Prima metà del VII° secolo a.C. Arrivo in Etruria di ceramica corinzia e greco-orientale e di manufatti vicino-orientali. Ceramica, oreficeria, bronzistica di stile orientalizzante. Inizio della produzione di bucchero. Prime case pianga quadrangolare con fondazioni in pietra. Nascita della grande cultura e della grande pittura

670-60 a.C ca. Arrivo a Caere del ceramista-ceramografo Aristonothos

657 a.C ca. Arrivo a Tarquinia del mercante Demarato con un seguito di artisti

630 a.C ca. Arrivo a Vulci del pittore delle Rondini dalla Grecia Orientale

615 a.C. Inizio del governo etrusco a Roma con Lucumone, figlio di Demarato, con il nome di Lucio Tarquinio Prisco

Ultimi decenni del VII° secolo a.C. Inizio dell'esportazione di vino e di vasi da vino, di profumi dall'Etruria verso regioni orientali del Mar Mediterraneo. Residenza principesca di Murlo (fase antica). Affermazione del ceto medio. Primi bronzetti etruschi a figura umana

Inizi del VI° secolo, inizi del V° secolo a.C. Facies arcaica

Prima metà del VI° secolo a.C. Residenza principesca di Murlo (fase recente). Ceramica etrusco-corinzia. Primi templi etruschi. Fondazione del santuario emporico di Gravisca. Presenze etrusche in centri della Campania. Inizio dell'arrivo in Etruria della ceramica attica

578-534 a.C. Regno di Servio Tullio a Roma e riforme democratiche


Seconda metà del VI° secolo a.C. Arrivo in Etruria di maestri greco-orientali. Residenza principesca di Acquarossa. Fondazione del santuario emporico di Pyrgi. Templi etruschi ripartiti. Ceramica etrusca a figure nere. Produzione bronzistica etrusca: carri, tripodi, armi, figurine umane. Inizio della pittura parietale di II° fase a Tarquinia. Graduale abbandono dei piccoli centri con conseguente processo di inurbamento. Espansione etrusca nella pianura padana e in Campania. Inizio del movimento commerciale del porto di Spina, che riceve e ridistribuisce ceramica attica nei centri padani di Marzabotto, Bologna, Mantova.

540 a.C ca. Battaglia del mare Sardo e affermazione della tassalocrazia etrusca

534-509 a.C. Regno di Lucio Tarquinio il Superbo a Roma

525 a.C. Vittoria di Aristodemo di Cuma su un esercito di etruschi dell'Italia settentrionale

509 a.C. Dedica del tempio di Giove Capitolino a Roma, per il quale avevano lavorato lo scultore Vulca di Veio e altri. Espulsione di Tarquinio il Superbo da Roma e istituzione dellea Repubblica. Arrivo a Roma di Lars Porsenna, Re di Chiusi e di Volsinii, in aiuto di Tarquinio

504 a.C. Vittoria di Aristodemo di Cuma e dei latini sull'esercito di Arrunte, figlio di Lars Porsenna, ad Ariccia

Primo quarto del V° secolo a.C. Tentativi non riusciti degli etruschi di occupare le Lipari

Inizi del V°-IV° secolo a.C. Facies classica

474 a.C. Vittoria navale dei siracusani e cumani sugli etruschi a Cuma

453 a.C. Incursione vittoriosa dei siracusani nell'area mineraria dell'Etruria settentrionale: blocco dei porti delle metropoli meridionali (Caere, Tarquinia, Vulci). Calo della produzione di ceramica attica dipinta per la chiusura dei mercati etruschi. Inizio di contatti diretti (arrivo in Etruria di scultori e ceramografi) tra il mondo greco e le città etrusche dell'interno

428 a.C. Guerra tra Roma e Veio e morte in battaglia del re veiente Lars Tolumnio

426 a.C. Conquista di Fidene da parte di Roma e tregua tra Roma e Veio

415-413 a.C. Partecipazione degli etruschi, con tre navi, a fianco degli ateniesi all'assedio, fallito, di Siracusa

405-396 a.C. Guerra tra Roma e Veio, che si conclude con l'occupazione e la distruzione della città etrusca e l'annessione del suo territorio a quello di Roma

Inizi del IV° secolo a.C. Discesa dei Galli in Etruria, su istigazione di Arrunte di Chiusi, e sacco di Roma

384 a.C. Saccheggio dei santuari etruschi di Pyrgi

358-351 a.C. Guerra tra Roma e Tarquinia, che si conclude con una tregua di quaranta anni

Metà del IV° secolo a.C. Rinascita delle grandi metropoli costiere e affermazione di una nuova aristocrazia terriera. Grandi tombe dipinte o scolpite a Caere, Tarquinia, Vulci. Ripopolamento delle necropoli rupestri

308 a.C. Rinnovamento della tregua quarantennale tra Roma e Tarquinia

302 a.C. Insurrezione popolare ad Arezzo ed intervento di Roma a favore della classe aristocratica

Fine del IV°-II° secolo a.C. Facies ellenistica. Arruolamento di etruschi e italici nell'esercito professionale romano. Costruzione delle grandi strade consolari che attraversano l'Etruria (Aurelia, Clodia, Cassia, Amerina, Flaminia). Produzione di sarcofagi nell'Etruria meridionale e di urnette nell'Etruria settentrionale

295 a.C. Battaglia di Sentino e vittoria dei romani su etruschi, italici e galli

294 a.C. Volsinii, Perugia e Arezzo pattuiscono tregue con Roma

264 a.C. Intervento dei romani a Volsinii a favore degli aristocratici, distruzione della città etrusca e trasferimento degli abitanti superstiti in zona pianeggiante sul lago di Bolsena (Volsinii Novi)

241 a.C. Intervento dei romani a Falerii, distruzione della città e trasferimento degli abitanti in pianura (Falerii Novi)

205 a.C. Contributi di Caere, Populonia, Tarquinia, Volterra, Arezzo, Perugina, Chiusi e Roselle con prodotti delle proprie risorse alla preparazione della spedizione con cui Publio Cornelio Scipione affronterà Annibale a Zama

90-88 a.C. Guerra sociale ed estensione del diritto di cittadinanza romana agli abitanti a sud del Po. Affermazione del latino come lingua ufficiale in Italia. Fine delle culture italiche preromane

83-82 a.C. Campagna di Silla contro le città dell'Etruria settentrionale filomarine

41-40 a.C. Guerra tra Roma e Perugia

I° secolo a.C. Traduzione in latino dei libri etruschi di religione. Recupero di tradizioni etrusche nella Roma tardo-repubblicana

7 a.C ca. Divisione amministrativa dell'Italia in undici regioni da parte di Augusto



Fonti:
"Gli Etruschi. Storia e Civiltà". Di Giovannangelo Camporeale. 600 pp. Libreria Utet. Euro 45.96

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Leggenda del Trasimeno
Da Wikipedia,

La leggenda del Trasimeno narra le vicende della ninfa Agilla e del principe Trasimeno, figlio del dio Tirreno.

Una prima versione della leggenda, la più triste, ma forse per questo la più popolare, narra del principe Trasimeno che viaggia nelle terre del centro Italia, l'antica Etruria.

[IMG]http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/a1/Etruscan_civilization_italian_map.png/494px-Etruscan_civilization_italian_map.png[/IMG]


Nel suo viaggio giunge in riva ad un lago, ampio e con le rive coperte di alberi. Si ferma sulla riva e, dato il caldo estivo, decide di fare un bagno.

[IMG]http://oltreilcancello.files.wordpress.com/2008/06/lago-trasimeno.jpg[/IMG]


La ninfa Agilla lo scorge e rimane colpita dalla bellezza del giovane; decide di sedurlo [SM=x44488]
e con il proprio canto lo attira al centro del lago.
Ma questo causa tale stordimento nel giovane che sopraffatto dall'emozione, annega.
Narra ancora la leggenda che il corpo non è stato mai trovato e che in suo ricordo il lago è stato chiamato Trasimeno.
Da allora, nelle serate di agosto, quando una brezza leggera vola sulle acque del lago e fa stormire le foglie, si dice che è il lamento della ninfa Agilla, alla ricerca del bellissimo principe.

Più verosimilmente il nome Trasimeno deriva dalla posizione geografica del lago stesso: oltre il monte Imeno (o Menio) come si chiamava in epoca preromana il monte che lo delimita a settentrione.
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Mitologia etrusca

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Affresco etrusco raffigurante Tifone. Tomba di Tifone, Tarquinia

Gli Etruschi sono un popolo antico sulle cui origini si è molto discusso e si continua a discutere a tutt'oggi. Molte sono le teorie al riguardo[1]: secondo Erodoto (Storie I, 94) proverrebbero dalla Lidia; secondo lo storico Dionigi di Alicarnasso sarebbero autoctoni del suolo italico; c'è chi li vede invece discendenti degli antichi Sardi (i Šardana), che nel I millennio (XII - IX secolo a.C.) si stanziarono sulle coste della penisola italica per poi spingersi a fondare vere e proprie colonie (come ad esempio a Vetulonia, Populonia, Vulci). O, ancora, chi gli attribuisce una provenienza d'oltralpe. Inoltre, secondo recenti studi, ci sarebbero notevoli somiglianze genetiche tra gli Etruschi e alcune popolazioni dell'Anatolia, riprendendo di fatto la tesi erodotea della provenienza orientale. Ma per altri studiosi di etruscologia la tesi più convincente rimane quella villanoviana, secondo la quale le radici protostoriche degli Etruschi affonderebbero in un'antica civiltà abitante proprio i luoghi che costituiranno l'Etruria (la civiltà villanoviana appunto, chiamata così poiché i primi ritrovamenti archeologici avvennero a Villanova, una località nei pressi di Bologna) e, più precisamente, in una particolare fase di sviluppo di quella civiltà: la fase orientalizzante, raggiunta la quale non si parla più di civiltà villanoviana, bensì di civiltà etrusca.

In questa fase (caratterizzata dal contatto con i coloni greci e dai continui scambi commerciali con essi) gli Etruschi finiscono con assorbire dalla civiltà greca gran parte di ciò che li renderà una grande civiltà, assimilandone anche la mitologia, o piuttosto, un nuovo modo di concepire la mitologia. Solo allora, infatti, le divinità della civiltà etrusca (fino a quel momento semplici entità, spiriti divini dalla forma vaga ed imprecisa) assumono l'aspetto umano. E proprio allora si assiste alla nascita di un pantheon etrusco molto rassomigliante a quello greco, dove si trovano notevoli corrispondenze tra le divinità etrusche e quelle greche (accanto a divinità indigene, nazionali, come quella di Voltumna, che non trova nessuna corrispondenza tra gli dèi dell'Olimpo).

Quando gli Etruschi furono sottomessi al dominio di Roma, questa ne assorbì anche la mitologia. Molte delle divinità elencate di seguito, infatti, si sono integrate nella mitologia romana.

La trinità principale è composta da Tinia, Uni e Menrva.

 

Dèi 

Personaggi ed eroi 

Note

  1. ^ Romolo A. Staccioli, Gli Etruschi. Un popolo tra mito e realtà, pagg. 19-24

Bibliografia

  • Romolo Augusto Staccioli, Gli Etruschi. Un popolo tra mito e realtà, Roma, Newton Compton Editori, 2006. ISBN 88-54-10534-1.
  • G. Bartoloni, La cultura villanoviana. All'inizio della storia etrusca, Carocci, 2003.
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Etruria ed il Fanum Voltumnae



Sono anni che gli archeologi stanno cercando il Fanum Voltumnae, il luogo principale di culto degli Etruschi, in questo articolo conosceremo meglio questa leggenda e le teorie ad essa associate.


Il Fano di Voltumna è il luogo di culto del dio della nazione etrusca, che dopo anni di studi, rappresenta ancora oggi un mistero della vita rasena ancora non svelato.

Voltumna, Velthune, Vertumnus, era il dio nazionale etrusco: “deus Etruriae princeps“, lo definisce Varrone ed altri studiosi, che con quel princeps, lo fanno identificare come la maggiore divinità del pantheon etrusco.
L’immagine più interessante del dio etrusco ci è pervenuta tramite il famoso specchio di Tuscania, dove è rappresentato in nudità eroica, corpo giovanile, volto barbato con nella mano destra una lancia, mentre istruisce Tarchunus sull’arte aruspicina ( arte divinatoria sull’analisi di fegato ed intestino degli animali sacrificali per avere responsi divini ).

Il Fanum, nato forse come luogo di incontro di nuclei tribali dell’area volsiniese, posto al centro del territorio etrusco e sotto la protezione di una divinità che con la sua presenza garantiva immunità, accordi ed alleanze. Con il passare del tempo il luogo ha avuto un sempre maggiore ruolo come centro di consultazione e mediazione, soprattutto nella guerra contro Roma. Era proprio presso il tempio di questo dio che i capi delle 12 città, ogni anno, si incontravano per deliberare una linea di condotta comune. Durante i concilia dei 12 popoli si eleggeva il capo o gran sacerdote, si parlava di problemi politici, religiosi ed economici. Durante queste riunioni si stringevano accordi d’ogni genere collettivamente o tra singole città e si celebravano feste e si tenevano giochi, gare e rappresentazioni di carattere sacro. Tito Livio scrive che il re di Veio, offeso per non essere stato eletto sacerdos Etruriae, commise un grande sacrilegio. Fece ritirare dai giochi in atto i suoi concittadini. Gli altri 11, per questo affronto, in futuro, non lo aiutarono nella lotta di Veio contro Roma. L’esistenza di questo tempio che ha avuto un’importanza capitale nelle lotte contro Roma, ci è stata documentata anche da Livio e Diodoro. La sua ubicazione approssimativa, ci è fornita invece dal poeta latino Properzio, che fa dire alla statua bronzea del dio, bottino dei Romani a Velzna, le seguenti parole: “…quale etrusco io provengo dall’Etruria, né mi pento di aver lasciato tra le battaglie la patria Volsinii“. In effetti il vincitore di Velzna ( nei pressi dell’attuale Orvieto), il console M. Fulvio Flacco, trasferì, dopo la rituale evocatio, il culto di tale divinità in un tempio che fece appositamente costruire sull’Aventino. Infatti nel periodo arcaico il dio Voltumna-Vertumnus si pensa fosse già venerato a Roma, unica divinità etrusca. Altra indicazione più precisa e rifertita quasi certamente al Fanum di Voltumna, é quella del famoso Rescritto di Costantino il Grande ( 307 – 337 ), scoperto nel 1733 presso il teatro romano di Spello in Umbria. Da questo documento si evidenzia come ancora nel IV secolo d.C. ci si riunisse presso il Fano o più probabilmente presso il tempio di Voltumna, che era ormai ridotto a sola festa religiosa e che la dominazione romana di oltre mezzo millennio, non era riuscita a far dimenticare alle popolazioni etrusche della loro origine e della fierezza della loro stirpe. Dal documento si viene anche a conoscere il luogo del Santuario, “…apud Volsinios…“, che equivale all’attuale Bolsena, ma quell’apud ha dato vita a molte interpretazioni, tanto da far destinare il Fanum Voltumnae prima a Montefiascone, poi a Castel d’Asso, poi ancora ad Orvieto, Vignanello, Civita di Bagnoregio, Valentano, al Voltone, a Monte Becco nei pressi del lago di Mezzano, sul monte della Pallanzana a Viterbo o nelle famose grotte del Riello. Resta il mistero di questo tempio che unì nel nome del dio Voltumna le popolazioni etrusche e che forse fu distrutto dai barbari e dimenticato nel Medioevo.

Fonte: Tuscia


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Sono state rinvenute a Tarquinia due rarissime statuette femminili databili attorno al V e IV secolo a.C.
La campagna di scavo condotta dal prof. Lucio Fiorini, dell’Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, ha recuperato all’interno del sacello dedicato a Demetra anche un thymiaterion bronzeo, ovvero una statua adatta a bruciare incensi, e il coperchio di una pisside in avorio con la raffigurazione di una sirena. Secondo gli archeologici i reperti furono interrati attorno al 281 a.C., quando, temendo per l’imminente arrivo dell’esercito romano, gli ultimi devoti seppellirono le statuette per proteggerle dalla distruzione e salvaguardare così la memoria della secolare devozione che aveva fino ad allora animato l’area sacra di Gravisca.
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