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IperCaforum il forum degli ipercafoni

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Facebook   INCREDIBILE MA VEROLast Update: 9/4/2014 3:59 PM
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5/12/2010 10:59 AM
 
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Il Giro d'Italia a due piedi e quattro zampe

Gianluca e Shira, 40 mila chilometri insieme: "E' lei a farmi strada"
EGLE SANTOLINI
MILANO

Lui si augura «che continuino a darmi del pazzo per ancora un bel po’». E che non lo paragonino più né a Forrest Gump né a nessun altro, «perché voglio somigliare soltanto a me stesso».

E allora limitiamoci a dire che lui è soltanto Gianluca Ratta, 38 anni, torinese della Pellerina, già studente di Biologia e dipendente in una cartotecnica di Settimo Torinese, fin da bambino felicemente ossessionato dalla geografia, «ma una geografia da sentirsi sotto i piedi, non da guardare sull’atlante». Oggi esce il suo primo libro, Io e Shira, pubblicato da Rizzoli. In un altro libro famoso, il Guinness dei Primati, ci è già entrato da un pezzo: come detentore del record di camminata a piedi con cane, la suddetta Shira, husky di 9 anni. Il che vuol dire 28 paia di scarpe in tre giri d’Italia completi (isole comprese, come quelli là dei mobili), più lunghi itinerari su e giù per l’Europa. Il primo gennaio 2000 (data fatidica, «i numeri mi sono sempre sembrati importanti») Gianluca, all’epoca pressatore di prosciutti in un salumificio di San Candido, mette in pratica un proponimento preso d’istinto su una panchina al confine fra l’Italia e l’Austria. «È lì - scrive - che ho scelto di ascoltare il cuore, di tagliare il filo all’aquilone. Il lavoro nobiliterà pure qualcuno, ma non me. Licenziarmi sarà una fine, una liberazione, il vero inizio di tutto». Si allena per tre mesi ad Alassio, sul lungomare, al tramonto, con i gabbiani. E poi via, una tuta di cotone leggero e un carrello di 60 chili.

Dieci anni e 40mila chilometri dopo, Gianluca spiega che cosa vuol dire vivere come un moderno viandante, contando sempre o quasi sull’ospitalità altrui o su qualcuno che ti riempie la borraccia, «a far collezione», più che di paesaggi, «di cuori e di sguardi». Da un po’ di tempo mai più da solo, perché questa è soprattutto la storia della simbiosi tra un uomo e un cane, anzi fra «due esseri abbandonati che si son ritrovati», l’uno orfano di padre dall’età di sette anni, l’altra mollata chissà da chi e apparsa sotto un gran vento, «magrissima, dolcissima, gli occhi chiari, freddi», in mezzo a un prato ingiallito, tra Ragusa e Siracusa. «Sei vuoi venire con me, si cammina tanto», è la frase che sancisce la loro amicizia. Lui ha già percorso 6000 chilometri in solitario, «ma da quel momento viviamo il nostro sogno insieme».

Come fa a essere così sicuro, Gianluca, che il suo sogno sia anche il sogno del cane? «Mi convince il fatto che lei cammini sempre davanti a me, come se sapesse la strada». E nel conto meticoloso delle cose consumate, oltre alle suole delle scarpe, ci sono i due tubetti di crema «per le sue zampine». «In viaggio», spiega Ratta, «il cane è un deterrente e insieme un fattore di intenerimento. Ti guardano con sospetto e con dolcezza».

Gianluca ha imparato che, sulla strada, gli stranieri ti chiedono «come stai?» e gli italiani «come fai con i soldi?». Che i bambini sono cambiati, «perché una volta venivano a dare le carezze a Shira e adesso mi domandano “ma come fai a caricare il cellulare?”». Ricorda quel frate di Leonessa, in provincia di Rieti, che gli propose di fermarsi per un po’ in convento, «ma io col saio sudavo parecchio: gli ho detto che per il momento era un no». Soprattutto, resta un uomo libero: anche se a Torino aspettano una mamma e una sorella «che è come un carabiniere», lui è senza famiglia e senza legami. «Sì, ogni tanto mi ospita qualche vedova. Ma quando ti dicono: quella presa elettrica si è guastata, in questa casa ci vorrebbe proprio un uomo...Be’, allora è arrivato il momento di andarsene».

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I videogiochi non influenzano i bambini. Voglio dire, se Pac Man avesse influenzato la nostra generazione ora staremmo tutti saltando in sale scure, masticando pillole magiche e ascoltando musica elettronica ripetitiva."
(Kristian Wilson, Nintendo Inc., 1989)

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5/14/2010 10:06 AM
 
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Fonte - tgcom
Phil, uno stipendio per dormire

Intasca € 690 per testare sacchi a pelo

Lavorare e dormire, di solito, non sono due attività compatibili ma non per Phil Latam, professione tester di sacchi a pelo. Questo fortunato 27enne inglese ha battuto più di 1.000 candidati per ottenere il posto di lavoro e guadagnare ben 900 dollari (690 euro circa) a settimana per rilassarsi, sonnecchiare ed esprimere la sua opinione su diversi modelli di sacchi a pelo per Halfords Group.

Phil è ancora stordito per la sua conquista, dopo una laurea in Direzione, come molti era alla ricerca di un lavoro, è stata la sua ragazza ha leggere l’annuncio del colosso britannico, importante gruppo rivenditore di ricambi auto e accessori operante in Regno Unito, Irlanda, Polonia e Repubblica Ceca.

La sua famiglia non ha avuto dubbi, è il lavoro su misura per lui: "Sono stato membro degli scout da quando avevo quattro anni – ride Phil – e ho molta esperienza di campeggio. Quando mi sono candidato dopo la segnalazione della mia fidanzata non credevo di ottenere il posto viste tutte le persone che, come me, si sono offerte”.
[Edited by .ttt. 5/14/2010 10:06 AM]
5/14/2010 11:35 PM
 
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Nudista morso sul pene da ragno

Nuova Zelanda
Aveva scelto una vacanza a contatto con la natura, ma neanche lui pensava che il contatto potesse essere di questo tipo. Un giovane turista canadese ha scelto di rilassarsi in una spiaggia di nudisti della Nuova Zelanda. L'uomo si è appisolato e al suo risveglio si è ritrovato con le parti intime gonfie e arrossate. Il relax era stato interrotto da un ragno velenoso che l'ha morso sul pene. L'uomo è stato ricoverato in ospedale.

La brutta avventura ha avuto luogo in una delle paradisiache spiagge neozelandesi. Il giovane, naturista, si era denudato prima di stendersi a riposare sulla sabbia. Il pisolino gli è però costato caro. Mentre dormiva, un ragno si è avvicinato e l'ha morso sul pene. L'uomo, che inizialmente non si è reso conto dell'accaduto, ha capito che qualcosa non andava quando si è risvegliato e ha notato che le sue parti intime erano gonfie e arrossate. Come se non bastasse, il giovane aveva una forte tachicardia in corso.

Secondo quanto riferito dal New Zealand Medical Journal, il ragazzo è stato morso da un "katipo", un ragno raro che vive sulle spiagge neozelandesi, il cui veleno può essere fatale. Il giovane canadese dovrà rimanere in ospedale per almeno sedici giorni.

tgcom
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Rapinatore arrestato: lo ha tradito il gatto


VENEZIA (19 maggio) - Il gatto ha lasciato il pelo e il suo padrone è finito in carcere. Proprio il pelo del gatto soriano trovato sul maglione di Sebastiano Boscolo, 33 anni di Venezia, ha indicato alla squadra mobile lagunare la pista da seguire per rintracciare il bandito che, il 20 marzo scorso, armato di coltello da cucina, aveva rapinato l'agenzia del Banco di San Marco, ai piedi ponte dell'Accademia (bottino 4.200 euro).

La polizia controllando i filmati delle telecamere a circuito chiuso della zona ha visto un uomo togliersi e gettare in un cassonetto delle immondizie giubbotto, maglione e cappellino. Nel capellino è stato trovato un capello con alla base ancora il bulbo, mentre sul maglione sono stati recuperati peli di gatto di color grigio. Boscolo è così entrato nella rosa dei sospettati. La polizia ha effettuato una perquisizione recuperando i peli del gatto soriano (che si sono rivelati essere gli stessi lasciati sul maglione) e un campione di saliva che hanno dato esito positivo alle analisi del servizio nazionale della polizia scientifica di Roma.


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venezia ladrona...la scientifica di roma non perdona ! [SM=x44452]



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5/27/2010 2:20 PM
 
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I "ragazzi lupo", l'ultima moda Usa

Indossano lenti a contatto colorate e anche una coda: «Non siamo una banda, ma una famiglia». In Rete è polemica: «Sono davvero ridicoli»
ALICE CASTAGNERI
TORINO

Preferiscono gli abiti scuri, si truccano gli occhi con la matita nera e indossano lenti a contatto colorate. Guardandoli si corre il rischio di scambiarli per “emo”, una tendenza giovanile che si identifica con un certo look e una particolare “emotività”. In realtà, chi li etichetta come eredi della cultura punk li offende. In effetti, questi teenager che si aggirano per le strade di San Antonio, in Texas, preferiscono farsi chiamare “ragazzi lupo”. La particolarità del loro abbigliamento, infatti, è una coda, identica a quella degli animali che vivono nelle foreste. Osservandoli bene si nota un ciuffo di pelo spuntare da jeans o pantaloni stretti. E così dopo gli alternativi, i mood, i punk, adesso sentiremo parlare anche dei “werewolves”. «Non siamo una gang, siamo una famiglia. Ci aiutiamo proprio come dei fratelli quando abbiamo un problema», dice una delle ragazze lupo alla tv Kens5. La nascita di questa nuova "tribù", probabilmente, si deve ai film fantasy su vampiri e licantropi che nell'ultimo periodo hanno invaso le sale di tutto il mondo.

Dopo l'uscita di Van Helsing o della saga di Twilight, l'attenzione degli adolescenti si è concentrata su quel mondo fantastico così tanto da volerlo "trasportare" anche nella realtà. «Cerchiamo solo di essere noi stessi e di esprimerci, non vogliamo spaventare nessuno», dice un altro componente del "branco". Questa moda è qualcosa che va al di là di un semplice "codice di abbigliamento". «Ognuno ha qualcosa da comunicare, da tirare fuori», dice un "giovane lupo". La mamma di uno di loro dice di essere orgogliosa del figlio: «Quando varca la soglia di casa si toglie le lenti a a contatto e si mette a studiare. Sono fiera che riesca a esprimere a tutti il suo vero essere».

Vedere camminare per i corridoi delle scuole queste "creature" non sembra infastidire gli altri studenti. Di parere diverso molti ragazzi in Rete. «Sono semplici emo e sono ridicoli», recita un messaggio online. «Smettetela, siete soltanto dei perdenti. Andate a leggere un libro piuttosto», commenta un altro post. Sul Web gli attacchi contro i "giovani lupo" si moltiplicano: «Siete matti, siete la vergogna della nostra generazione». Immediata la risposta di chi appoggia l'insolita tendenza. «Sono fantastici, mi piacciono moltissimo», dice una ragazza. «Non si preoccupano di quello che dicono gli altri, esprimono solo se stessi», dice un'altra. E anche su Twitter è polemica tra "cacciatori" e animalisti", anche se in questo caso si tratta di adolescenti.

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Australia: gattina sopravvive a 30 minuti di lavatrice (con centrifuga)

SYDNEY (27 maggio) – Il vecchio detto sulle sette vite dei gatti in questo caso è quanto mai azzeccato. Una gattina di quattro mesi, a Sydney, in Australia è sopravvissuta ad un ciclo di 30 minuti in una lavatrice con centrifuga, riemergendo sostanzialmente illesa. A quanto riferisce il Manly Daily, il signor Lindsay Rogers aveva caricato la lavatrice in una lavanderia automatica e mentre voltava le spalle la sua micia persiana di nome Kimba si è infilata nello sportello per raggomitolarsi in mezzo ai panni sporchi. L'uomo ha poi chiuso lo sportello e avviato la lavatrice senza rendersi conto che Kimba era dentro. «Avevo messo dentro i panni e il detersivo e avviato il ciclo di 30 minuti, fortunatamente a freddo», ha detto Rogers al quotidiano.

«Quando ho riaperto lo sportello ho sentito un miagolio e ho visto la sua testa uscire. Non credevamo ai nostri occhi quando è riemersa, sembrava un topo annegato... la centrifuga alla fine del ciclo gira davvero veloce e non potevamo credere che fosse ancora viva». L'uomo ha portato di corsa la gatta dal veterinario, che le ha curato gli occhi infiammati dal detersivo e le ha applicato una flebo. Dopo un paio d'ore Kimba è stata dichiarata in condizioni stabili.


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SVIZZERA
Scandalo in tv, stroncata la carriera del presentatore di "Affari tuoi"

Per colpa di un pene mostrato (il suo) alle ragazze della trasmissione, il volto di punta di "Affari tuoi" viene licenziato dalla SF. Le scuse del presentatore. Una vicenda che ha appassionato i media.

ZURIGO - Il suo nome suona italiano, ma alle nostre latitudini è del tutto sconosciuto. Eppure da giorni occupa le prime pagine dei giornali d'oltre Gottardo. È Luca Papini, età 41 anni, uno dei volti più noti della televisione svizzero tedesca, dove conduce la trasmissione "Deal or no deal", che altro non è che la celeberrima "Affari tuoi". Un tipo simpatico, sulla falsariga di un Bonolis o di un Max Giusti, con velleità cabarettistiche e musicali sconosciute agli illustri colleghi italiani.

Proprio questa sua simpatia, o meglio eccesso di simpatia, gli è costata cara tanto da mettergli un bastone tra le ruote del successo e vedere la sua carriera televisiva definitivamente stroncata.

Ma andiamo con ordine. L'episodio increscioso si è verificato mercoledì scorso, e da quel giorno Papini è ritrovato in un vortice di polemiche. Durante la registrazione di "Affari tuoi" preso da un attacco di esuberanza, si è avvicinato al gruppo di ragazze, chiamate "Moneygirls", che fanno parte della trasmissione, si è abbassato i pantaloni e ha iniziato a giocherellare con il suo pene di fronte alla sguardo sbigottito delle ragazze. La scena fortunatamente non è andata in onda, poichè è avvenuta durante una pausa di registrazione.

La vicenda è però finita sui giornali. "Ha iniziato a raccontare barzellette volgari - ha raccontato una delle ragazze del programma - ad un tratto è venuto verso di noi, si è abbassato i pantaloni e ci ha mostrato il suo organo sessuale rincorrendo tra noi ragazze". Una scena che ha diviso le ragazze. Qualcuna ha trovato il gesto simpatico. "Fa parte del personaggio" ha dichiarato una ragazza. Qualcun'altra invece non ha gradito affatto. "Non sono venuta a lavorare in tv per vedere peni" ha riferito un'altra ragazza.

Chi non ha gradito affatto è stata la SF, che ha chiamato immediatamente Papini nei piani alti, annunciandogli la sua sospensione dal programma. Fuori Papini dunque da "Affari tuoi". Una carriera bloccata per colpa di un pene mostrato. A nulla sono valse le sue scuse pubbliche ai dirigenti. "Sono profondamente addolorato per quanto accaduto - ha dichiarato il conduttore al Blick - non so cosa mi sia successo. Ho perso il controllo. In fondo mi sembrava di essere con le ragazze in una grande famiglia, non immaginavo che si turbassero per la mia azione. Evidentemente sono andato troppo oltre".

Papini ha pure scritto una lettera di scuse alla direttrice del Dipartimento Spettacoli e intrattenimento. Ma non è servito a nulla. "Questa volta il limite è stato superato abbondantemente e non c'è più possibilità di reintegrare Papini nella trasmissione" hanno tuonato i vertici del'azienda pubblica. Insomma un basso ventre che ha fatto scendere parecchio in basso la carriera del noto presentatore.


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6/7/2010 9:48 AM
 
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Re:
roadrunner71, 28/05/2010 13.49:

Australia: gattina sopravvive a 30 minuti di lavatrice (con centrifuga)

SYDNEY (27 maggio) – Il vecchio detto sulle sette vite dei gatti in questo caso è quanto mai azzeccato. Una gattina di quattro mesi, a Sydney, in Australia è sopravvissuta ad un ciclo di 30 minuti in una lavatrice con centrifuga, riemergendo sostanzialmente illesa. A quanto riferisce il Manly Daily, il signor Lindsay Rogers aveva caricato la lavatrice in una lavanderia automatica e mentre voltava le spalle la sua micia persiana di nome Kimba si è infilata nello sportello per raggomitolarsi in mezzo ai panni sporchi. L'uomo ha poi chiuso lo sportello e avviato la lavatrice senza rendersi conto che Kimba era dentro. «Avevo messo dentro i panni e il detersivo e avviato il ciclo di 30 minuti, fortunatamente a freddo», ha detto Rogers al quotidiano.

«Quando ho riaperto lo sportello ho sentito un miagolio e ho visto la sua testa uscire. Non credevamo ai nostri occhi quando è riemersa, sembrava un topo annegato... la centrifuga alla fine del ciclo gira davvero veloce e non potevamo credere che fosse ancora viva». L'uomo ha portato di corsa la gatta dal veterinario, che le ha curato gli occhi infiammati dal detersivo e le ha applicato una flebo. Dopo un paio d'ore Kimba è stata dichiarata in condizioni stabili.


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6/9/2010 2:17 PM
 
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Dalla Bulgaria la birra per le donne che vogliono seno più grande

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SOFIA - Ora c'è un motivo in più per stappare una birra. Arriva infatti dalla Bulgaria la 'Bohza': una birra studiata per far crescere il seno. La 'bionda' era stata sviluppata inizialmente come una vera e propria cura per le mamme con problemi di allattamento. Ora però, con l'arrivo della birra, i pub vengono presi d'assalto e chi la prova assicura risultati 'strabilianti'.
Kristian Gyoshev, portavoce dell'azienda che produce la birra, spiega: "Non abbiamo realizzato particolari campagne pubblicitarie: centinaia di donne dopo aver provato la nostra birra assicurano che il loro seno è cresciuto di due misure. E' naturale, salutare, buona, e molto più economica di un intervento chirurgico".

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I videogiochi non influenzano i bambini. Voglio dire, se Pac Man avesse influenzato la nostra generazione ora staremmo tutti saltando in sale scure, masticando pillole magiche e ascoltando musica elettronica ripetitiva."
(Kristian Wilson, Nintendo Inc., 1989)

Pochi anni dopo nacquero le feste rave, la musica techno e l'ecstasy...

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6/17/2010 11:00 AM
 
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Un fulmine distrugge il Cristo gigante
La statua intitolata "Re dei Re", e raffigurante Gesù con le braccia alzate, uno dei simboli più noti della fede evangelica in Ohio, da lunedì 14 giugno non esiste più: è stata divorata da un incendio scatenato da un fulmine che ha colpito la struttura.

[IMG]http://www.lastampa.it/multimedia/mondo/27290_album/01cristo_ohio.jpg[/IMG]

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Mi sa che perfino Gesù la trovava troppo di cattivo gusto... [SM=x44457]
[Edited by Arjuna 6/17/2010 11:01 AM]

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Re: Dalla Bulgaria la birra per le donne che vogliono seno più grande
Arjuna, 09/06/2010 14.17:


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SOFIA - Ora c'è un motivo in più per stappare una birra. Arriva infatti dalla Bulgaria la 'Bohza': una birra studiata per far crescere il seno. La 'bionda' era stata sviluppata inizialmente come una vera e propria cura per le mamme con problemi di allattamento. Ora però, con l'arrivo della birra, i pub vengono presi d'assalto e chi la prova assicura risultati 'strabilianti'.
Kristian Gyoshev, portavoce dell'azienda che produce la birra, spiega: "Non abbiamo realizzato particolari campagne pubblicitarie: centinaia di donne dopo aver provato la nostra birra assicurano che il loro seno è cresciuto di due misure. E' naturale, salutare, buona, e molto più economica di un intervento chirurgico".

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e ci credo che poi la gente diventa alcolizzata... [SM=x44463]

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Ho capito che se una persona si ritiene superiore, bisogna lasciarla vivere nella sua inferiorità
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DELLA SEZIONE
IPERFEMMINE

Monsignore
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Briscola IperCafonica 2012
6/22/2010 2:02 PM
 
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La leggenda metropolitana diventa realtà in uno stabile di Quarto Oggiaro

Milano, Pitone reale sbuca dal water
Salvato dagli esperti dell'Enpa

Il serpente ha messo fuori la testa: panico tra gli inquilini, poi il recupero. Forse gettato di proposito

 

Il pitone salvato dall'Enpa
Il pitone salvato dall'Enpa
MILANO - A prima vista ha tutta l'aria della leggenda metropolitana, un po' come il coccodrillo albino delle fogne di New York. E invece è successo davvero, certificato dalle fotografie e dal referto dei veterinari dell'Enpa di Milano. Il pitone reale nelle tubature di scarico di un condominio c'era davvero, e ha anche rischiato di fare una brutta fine. In via Ungaretti, a Quarto Oggiaro, da qualche giorno qualcosa non andava negli scarichi, e qualcuno ha detto di aver avvistato un serpente. In pochi ci hanno creduto finché lunedì mattina, dal water di uno degli appartamenti, ha fatto capolino proprio un bell'esemplare di pitone reale. Ha messo fuori la testa un attimo e poi è sparito nuovamente, lasciando attonita la proprietaria dell'appartamento, che non credeva ai suoi occhi. L’avvistamento ha suscitato subito molto scalpore e un po' di paura tra gli abitanti del palazzo, che hanno chiamato l'Enpa di Milano e un idraulico. L’artigiano è intervenuto in casa della signora ed è riuscito ad estrarre dalla conduttura l’animale, lungo circa un metro, e a rinchiuderlo in un sacchetto. Sono poi stati i volontari dell’Ente nazionale protezione animali (Enpa) di Milano a recuperare il serpente, completamente intirizzito dal freddo, e a riconoscerlo come un pitone reale.

v

 
Il pitone nel water   Il pitone nel water   Il pitone nel water   Il pitone nel water   Il pitone nel water   Il pitone nel water   Il pitone nel water

LE SOSTANZE CORROSIVE - Le notizie dell’avvistamento di un probabile e non meglio identificato serpente nel condominio giravano da giorni: qualcuno, anziché avvisare l'Enpa, aveva pensato di risolvere il problema versando nell’impianto di scarico sostanze corrosive e velenose, ma il serpente è riuscito a sopravvivere anche a questi maldestri tentativi di eliminarlo, fino a quando non è stato soccorso dagli operatori dell’ente. «L’atavica paura nei confronti dei serpenti purtroppo porta anche persone amanti degli animali a compiere gesti insensati - scrive l'Enpa in una nota -. Nel caso di rinvenimenti di serpenti è sempre meglio avvisare Enpa allo 02.97.06.42.20 per poter ricevere le giuste indicazioni e informazioni» (www.enpamilano.org).

GETTATO DI PROPOSITO - Non sono ancora state chiarite le modalità con le quali l’animale sia potuto arrivare agli scarichi, anche se purtroppo l’ipotesi più plausibile è quella che qualcuno, per sbarazzarsene, abbia deciso di gettarlo nello scarico, proprio come il leggendario coccodrillo albino. Per fortuna il povero pitone ha combattuto strenuamente la sua battaglia per la vita. Il pitone reale, dopo essere stato visitato e lavato, è stato finalmente sistemato al caldo, dove ha ripreso un po’ di calore e vigore. Nei prossimi giorni si potrà valutare se l’avventura sia davvero a lieto fine oppure le sofferenze patite nello scarico possano aver causato danni irreversibili al povero animale. Il pitone reale o pitone palla (Python regius) è un serpente stritolatore originario dell'Africa Occidentale, molto apprezzato dagli amatori anche perché difficilmente supera i 150 cm di lunghezza, a differenza dei suoi cugini asiatici come il pitone reticolato (Python reticulatus), un gigante che può raggiungere i dieci metri di lunghezza. Il pitone reale, che conduce un'esistenza semi-arboricola, si nutre di piccoli roditori e di uccelli. «E' la prima volta che si verifica un caso del genere - commenta il portavoce dell'Enpa - e comunque si tratta di un animale non pericoloso».

Fonte: Corriere della Sera
21 giugno 2010 (ultima modifica: 22 giugno 2010)
[Edited by Etrusco 6/22/2010 2:07 PM]

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Non condivido le tue idee, ma darei la vita per vedere come ti prenderanno per il culo quando le esporrai.
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6/23/2010 3:00 PM
 
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Quattro cose che non sappiamo del mondo

Ci sono cose del mondo che non sappiamo, o meglio: che sappiamo di non sapere

Ok, ci sono un sacco di cose che non sappiamo del mondo: molte più di quattro. Però alcune sono strane: non diremmo mai che non le sappiamo, eppure sappiamo di non saperle. Ci siete? Sono cose che sappiamo di non sapere. Nel 2002, interpellato sulla stabilità della situazione in Afghanistan, l’allora ministro della difesa americano Donald Rumsfeld se ne uscì con una frase che generò una montagna di discussioni e polemiche.

“Ci sono cose che sappiamo: cose che sappiamo di sapere. Ci sono cose che sappiamo di non sapere: sappiamo che non le sappiamo. E poi ci sono cose che non sappiamo di non sapere: non sappiamo che non le sappiamo”

Lo massacrarono. E avevano ragione, eh: Rumsfeld era il ministro della difesa della più grande superpotenza mondiale, impegnata in uno sforzo bellico dall’altra parte del pianeta in reazione al più spettacolare e letale attentato terroristico della storia del suo paese. È quindi perfetto il giudizio sintetico che ne dà Wikipedia: fu una dichiarazione elusiva e arrogante, ma diceva una cosa profondamente vera. Ci sono cose che sappiamo di non sapere. Foreign Policy ne mette in fila quattro, quelle che consideriamo meno scontate di altre: ma ce ne sono molte di più.

Non sappiamo quanta gente vive in Libano. Non lo sappiamo perché quando il Libano ha fatto l’ultimo censimento nazionale era ancora il 1932: era una colonia francese. C’è una ragione per cui non se ne sono fatti più: quando il Libano divenne indipendente, nel 1943, cristiani e musulmani si divisero il potere – e i seggi parlamentari – sulla base di una proporzione 6-5, basata sui risultati del censimento del 1932. Da quel momento, però, ci sono ragioni e prove evidenti per considerare enormemente cresciuto il numero della popolazione musulmana sciita, e notevolmente ridotto il numero dei cristiani: che però mantengono ancora la metà dei seggi parlamentari. Un nuovo censimento minerebbe le fondamenta di uno stato già molto instabile, quindi i libanesi preferiscono continuare a non sapere quanti sono.

Non sappiamo quanto petrolio viene estratto in Nigeria. È strano, no? Non è che non sappiamo quanto ce n’è sottoterra: non sappiamo quanto ne tirano fuori. La stessa società pubblica nigeriana che si occupa delle estrazioni ammette di non riuscire a garantire “la precisione al cento per cento”: e parliamo di uno stato il cui ottanta per cento delle entrate è garantito dalla vendita del petrolio. Com’è possibile? Il settore petrolifero nigeriano è corrotto fino all’osso: corruzione che produce assenza di responsabilità, assenza di responsabilità che produce ignoranza. Diverse società private estraggono più di quanto dichiarano – e più di quanto potrebbero – per sfuggire alla tassazione. Le rivolte nelle zone del paese più ricche di petrolio hanno fatto il resto: all’inizio degli anni Novanta centinaia di migliaia di barili sono semplicemente scomparsi.

Non sappiamo quante testate nucleari ha la Russia. E questa potremmo pure capirla. La cosa strana è che probabilmente non lo sa per certo nemmeno la Russia. Sappiamo due cose: che ne ha quanto nessun altro paese al mondo, e che alcune sono scomparse. Perse. Non si sa chi le abbia. Dopo la fine dell’Unione Sovietica, infatti, tutto l’arsenale nucleare è stato riorganizzato e portato dentro i confini russi: molti analisti pensano sia praticamente certo che alcune testate si siano perse durante la transizione.

Non sappiamo quanta gente ha ucciso il terremoto ad Haiti. Le stime sono svariate, dal trecentomila del presidente Préval al “molto sotto centomila” di un’agenzia di stampa olandese. La verità è che nessuno ne ha la più pallida idea. Che il conto delle vittime oscilli nelle prime settimane dopo la catastrofe è naturale. Il fatto che ad Haiti sia ancora incerto si deve alla debolezza del governo, che ha poche risorse, poca documentazione e scarso controllo del territorio. Quindi ci si è concentrati sulla protezione dei sopravvissuti, mentre i corpi dei cadaveri venivano accatastati e rimossi senza operare riconoscimenti e creare fascicoli, archivi. Alcuni cittadini hanno accusato il governo di voler gonfiare deliberatamente il numero delle vittime per attrarre più soldi dall’estero.

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[Edited by Arjuna 6/23/2010 3:02 PM]

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I videogiochi non influenzano i bambini. Voglio dire, se Pac Man avesse influenzato la nostra generazione ora staremmo tutti saltando in sale scure, masticando pillole magiche e ascoltando musica elettronica ripetitiva."
(Kristian Wilson, Nintendo Inc., 1989)

Pochi anni dopo nacquero le feste rave, la musica techno e l'ecstasy...

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6/30/2010 3:35 PM
 
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Nella Cina del boom l'uomo bianco si affitta

Porta bene e fa status: i nuovi ricchi cercano occidentali da esibire
CARLA RESCHIA

Addio diavoli stranieri, benvenuti «bianchi da vetrina». In Cina i visi pallidi ora sono invidiati e copiati. Basta fare un giro in centro, in qualsiasi centro di una delle tante metropoli cinesi, per vedere che gli ex demoni con gli occhi tondi sono diventati di moda. Le modelle e i modelli delle pubblicità hanno l'aria meno cinese possibile, le ragazze si rifanno le palpebre e si tingono bionde, grandi cartelloni invitano a corsi d'inglese per non parlare chinglish, cioè quello strano idioma che i cinesi, e solo loro, pensano sia parlato dagli anglosassoni.

Basta mettere piede in un sito turistico per essere tramandato ai posteri (cinesi) in decine di istantanee momentaneamente apparentato a una famigliola o a una giovane coppia sorridente. Perché? Chiede il turista più stupito che lusingato. Perché gli stranieri portano fortuna, spiegano.
E denaro. E prestigio. E la fama che gode chi ha contatti internazionali. Quindi, perché non affittarli? Per un giorno, una settimana, ma anche un mese, se si hanno le disponibilità. È l'ultima trovata di un Paese che sta diventando l'America, in più di un senso. Avere un «white guy» sottomano, per una inaugurazione, per una festa, per una conferenza. Succede da noi per i divi tv e non, che arrotondano fingendosi entusiasti di inaugurare discoteche di periferia o catene di supermercati.

In Cina non occorre nemmeno essere famosi, basta avere un aspetto presentabile e attraente. Ovvero un'aria carina, per le donne, e un fisico adatto a un completo formale, per gli uomini. La conoscenza del cinese non è richiesta, e nemmeno una specifica competenza. Basta, come recita il breviario messo a punto dalla Cnn: 1. Essere bianchi. 2. Non parlare cinese, o anche non parlare affatto se non interpellati. 3. Avere l'aria di uno che è appena sceso da un aereo.

Il «Face job» è la riedizione di una antica ossessione cinese: la faccia, appunto. Metterci la faccia, perdere la faccia, lì erano, e sono, cose serie. Ora le aziende cinesi hanno scoperto che se la faccia è straniera gli affari decollano. La crisi nera dell'Occidente non ha ancora intaccato la fiducia nei «Paesi sviluppati», quindi un americano o qualcuno che lo sembri, ha un bell'impatto e può essere mostrato con orgoglio a investitori e partner.

Così, per esempio, Jonathan Zatkin, un attore americano che vive a Beijing, è passato da un ruolo minore in una serie televisiva cinese su Bruce Lee alla parte del vicepresidente di una catena di gioiellerie italiane. Incarico di tutto riposo e nemmeno spiacevole: si è trattato di sbarcare nel remoto Henan in compagnia di un paio di modelle russe per inaugurare un negozio e spendere qualche parola opportunamente tradotta in simultanea, sulla solidità di una ditta «dove ho lavorato per oltre dieci anni». Non c'è da camparne, nemmeno in Cina, ma da arrotondare sì, 300 euro per quello che si potrebbe definire un «cameo» non sono da buttar via.

Anche Brad Smith, collega e connazionale meno noto di Brad Pitt in trasferta cinese, si prende una pausa per farsi intervistare dalla Cnn mentre si trova alla sala conferenze del Ramada Inn di Hangzhou. È lì come architetto newyorchese, per la consegna e la presentazione del progetto di un museo. «Non mi hanno ancora detto come mi chiamo oggi - spiega - ma credo Lawrence, o qualcosa del genere». Il progetto, si spera, non è suo, ma un bel sorriso e una stretta di mano convincono i più di aver conosciuto una celebrità. E pazienza se quello stesso giorno, in mattinata, Brad era già apparso come socio d'affari in un Kentucky Fried Chicken. La Cina è grande e, proprio come accade a noi con loro, ai cinesi gli stranieri sembrano un po' tutti uguali.

Ci sono incarichi ancora più facili come fare presenza per alcune ore in un ufficio, in bella mostra. Anche da noi, qualcuno ritiene che sia un lavoro, ma in Cina nessuno lo chiamerebbe un parassita, perché mai? È un «White Guy Window Dressing» ed è un onore ospitarlo.

Massima parità per le donne. Certo, possono anche limitarsi a fare la ragazza immagine, false fidanzate di un falsi imprenditori, ma possono anche avere carriere di tutto rispetto come la magnate scozzese del petrolio Vicky Mohieddeen, promossa sul campo a un convegno di settore nella provincia di Shandong per 300 yuan, che fanno 44 dollari. Non molto, ma era appena arrivata in Cina e in fondo si doveva limitare a dire la verità: «Sì, in Scozia abbiamo un sacco di petrolio».
Che non fosse suo è un dettaglio, nel Paese che ha inventato le copie e sta ricostruendo come nuove intere sezioni di Grande Muraglia.

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7/1/2010 3:12 PM
 
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Tiene un blog in cui spiega come evita di lavorare: licenziata

I fannulloni non sono certamente un esclusiva della Pubblica Amministrazione italiana, come insegna la storia di Emmalee Bauer, 25enne di Elkhart, Iowa, ormai ex dipendente della catena di hotel Sheraton.

La ragazza però non si accontentava di scansare il lavoro, ma ha pensato bene di tenere (ovviamente, durante l’orario di lavoro) un blog in cui spiegava come lavorava il meno possibile. A partire dallo stesso scrivere i post, dato che “scrivere su questo blog fa sembrare che stia lavorando duramente su qualcosa di importante“. Raggiungendo una condizione per certi versi invidiabile, poiché (sempre come ha scritto sul suo blog) “lavoro molto meno e vengo pagata molto di più che in tutti i miei lavori precedenti“.

Come al solito, però, non è molto intelligente pubblicare su internet fatti e questioni che sarebbe bene tenere per sé. Ed infatti, uno dei responsabili di Emmalee ha scoperto il suo diario, e la ragazza è stata inevitabilmente licenziata.

Non solo, il giudice del lavoro le ha anche negato l’accesso alle indennità di disoccupazione, dato che il comportamento della ragazza evidenziava “divertimento” a evitare il lavoro affidatole.

Fonte [SM=x44457]

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C.Pron.Euro 2012
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7/1/2010 9:37 PM
 
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Broker ubriaco fa alzare
il prezzo del petrolio


Tutto in una notte
Con un acquisto folle e dettato dal troppo alcol, un giovane agente londinese ha fatto perdere in un solo colpo circa 10 milioni di dollari.

Il “fattaccio” è accaduto esattamente un anno fa ma solo adesso la notizia è arrivata alla stampa britannica grazie a un’inchiesta dell’Fsa, l’autorità di controllo dei mercati finanziari britannica. Alle 07:45 (le 08:45 italiane) di martedì 30 giugno 2009 (ricostruisce il Telegraph) il 34enne Stephen Perkins, broker della Pvm Oil Futures, viene contattato da un dirigente dell’impresa petrolifera che gli chiede conto dell’acquisto di 7 milioni di barili di greggio, avvenuto nel cuore della notte, per un totale di 520 milioni di dollari. Perkins non perde il sangue freddo e risponde che l’operazione l’ha fatta in accordo con un cliente. Ma la bugia cade subito quando il broker rifiuta di mettere il presunto cliente in contatto con la società.
Le ripercussioni sul petrolio
La transazione era stata compiuta intorno all’01:30 di notte e alle 02:00 il prezzo del greggio sui mercati era salito di oltre 1 dollaro e mezzo: schizzando a 73,5 dollari (il massimo annuale) per poi ridiscendere a 69 dollari. Quando la Pvm se n’è accorta, la compagnia aveva già perso quasi 10 milioni di dollari, cioè buona parte dei 12 milioni di dollari di utili annuali accumulati dall’azienda. Alle 06:30 Perkins, scrive il Telegraph, si rende conto di cosa ha combinato. Più tardi ammetterà di essere lui il responsabile del pasticcio globale. Verrà licenziato dalla Pvm, messo al bando dalla City, multato di 72mila sterline e indagato. Alla base di tutto, ha ammesso lo steso broker, una pesante sbronza presa nel week end.


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7/8/2010 10:36 AM
 
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Troppa sincerità crea stress
Ecco perché "fa bene" mentire


Lo psicologo americano Feldman: la bugia è un meccanismo mentale alla base della nostra evoluzione. Il professor Anolli, che studia il fenomeno dal 1994, avverte: le "emozioni della menzogna" nascondono insidie di SARA FICOCELLI

ROMA - Che le bugie "bianche" siano il toccasana di tante relazioni sentimentali e della maggior parte dei rapporti di lavoro è un dato di fatto. Ma la scienza non si accontenta di queste semplificazioni e il professor Robert Feldman, docente di psicologia dell'università del Massachusetts, ha raccolto 25 anni di ricerche accademiche sulla menzogna nel saggio appena uscito "Liar: the truth about lying" (Virgin Paperbacks, 2010). Il libro spiega, riportando una serie di studi pratici sulla psiche umana, che dire la verità non sempre fa bene a noi e a chi ci sta intorno e che per questo il cervello è portato a mentire, per difendersi e sopravvivere.

Questo procedimento mentale è alla base della nostra evoluzione ed è un meccanismo atavico, che appartiene anche agli animali e che l'uomo, progredendo, ha fatto suo. Liberandolo però dagli automatismi che regolano il comportamento di uccelli e insetti e condendolo di libero arbitrio, creatività, malizia. In una parola, umanizzandolo - come spiega il professor Luigi Maria Anolli, docente di psicologia della comunicazione presso l'università degli studi di Milano-Bicocca e direttore del CESCOM (Centre for Studies in Communication Sciences). "La nostra mente - precisa - è simulativa. Negli animali la menzogna esiste ma si manifesta come un dispositivo biologico costante e ripetitivo: il piviere è un uccello che per distogliere i predatori dalle uova finge di avere un'ala spezzata; le farfalle pieridi dell'amazzonia, dal sapore gustoso, per non essere mangiate fingono di essere delle euconidi, consimili dal sapore tremendo; l'uccello tarabuso per nascondersi fa addirittura finta di essere una foglia di canna di bambù".

Ma per l'uomo è diverso: la menzogna, come lo stesso Anolli ha scritto nel libro "Mentire" (Il Mulino, 2003), in noi è intenzionale, nasce da una necessità di sopravvivenza, e il modo in cui mentiamo varia a seconda della cultura ed è alla base della conformazione psicologica di intere società. "La mentalità delle popolazioni orientali - spiega - è da sempre basata sulla menzogna. Quella russa e quella polacca, viceversa, sulla sincerità. Queste ultime due società hanno fatto la scelta più difficile, ed è per questo che sono strutturate in maniera così dura e intransigente". La nostra a quanto pare si trova in una posizione intermedia, e deve questa sorta di equilibrio alla cultura greca antica, che insisteva nel miscelare la giusta dose di bugie e verità.

"Esistono tanti tipi di menzogna - continua Anolli - c'è quella che nasce dall'omissione, il non dire qualcosa, e quella che arriva alla commissione, il dire una cosa falsa. Le bugie possono essere benevole e malevole, ad alto rischio (unusual) e a basso rischio (usual). La nostra società si basa sull'omissione e sulle bugie benevole e a basso rischio, quelle che si dicono più spesso e che sono dettate dalla cortesia e dal galateo. In pratica, abbiamo raggiunto un buon compromesso tra menzogna e sincerità, in nome del progresso". Come ricorda anche Feldman nel suo libro, il progresso è infatti qualcosa che si conquista mentendo, e l'impalcatura finanziaria che ci governa, regolata da mezze verità, lo dimostra.

Come tutti i meccanismi di sopravvivenza, però, anche questo nasconde i suoi effetti collaterali. La menzogna, scrive Anolli nel libro "Vergogna" (Il Mulino, 2010), nel breve periodo aiuta e fa progredire, ma nel lungo frustra la psiche umana e rompe gli equilibri, diffondendo un senso di umiliazione e, appunto, "vergogna" verso ciò che non si è detto o che è stato addirittura falsato. Gli scienziati parlano al proposito di "emozioni della menzogna", quelle scariche adrenaliniche che sul momento regalano l'illusione di aver semplificato tutto, di averla insomma "fatta franca", ma che nel lungo periodo possono portare gli individui a comportamenti autolesionistici, fino ad arrivare al suicidio. La verità, viceversa, pur costringendoci fin da subito a un grande sforzo di responsabilità, e quindi lì per lì soffocandoci con una dose massiccia di stress, a lungo andare ci rende più tranquilli, ed è quindi forse più salutare. Ma si tratta di una valutazione poco adatta ai tempi che corrono, fatti di velocità e risultati immediati. "La menzogna - conclude Anolli - è lo strumento più efficace e rapido per raggiungere determinati obiettivi. Tutto sta a saperla utilizzare".

Anolli è stato il primo al mondo a mettere nero su bianco la differenza tra mentitori "abili" e mentitori "ingenui", con lo studio "Deception" pubblicato nel 1997 sul Journal of Nonverbal Behaviour. A breve pubblicherà anche il libro "Simulazione & the serious games" (Il Mulino, 2011), nel quale spiega come nei "giochi seri" che mettiamo in atto quando simuliamo si nasconda il futuro della comunicazione: all'evoluzione "bugiarda" dell'uomo è insomma impossibile sottrarsi.

Per intercettare al meglio i segnali che indicano quando un essere umano sta mentendo, lui e il suo team stanno addirittura studiando gli algoritmi facciali dell'essere umano, videoregistrando le espressioni del viso, impercettibili al semplice sguardo, che tradiscono una bugia. L'algoritmo in questione si chiama "theme 8": chissà se servirà a smascherare quelle piccole menzogne quotidiane che ci fanno sopravvivere, e che ci rendono più deboli.

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(Kristian Wilson, Nintendo Inc., 1989)

Pochi anni dopo nacquero le feste rave, la musica techno e l'ecstasy...

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8/30/2010 2:48 PM
 
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Un bunker nello Yukatan per sfuggire all’apocalisse

In Messico un rifugio di italiani per la data fatidica del 2012
PAOLO MANZO
SAN PAOLO

Una misteriosa cittadina a prova di catastrofe naturale, affacciata su una laguna artificiale nella mitica penisola dello Yucatán, nel Messico settentrionale. Un gruppo di una settantina di italiani, la cui identità ancora non è stata rivelata, ha deciso di salvarsi in questo modo dall'appuntamento con la fine del mondo che, per gli appassionati di catastrofismo accadere nel 2012. Almeno a credere ad un’antica leggenda Maya che ha già ampiamente ispirato gli sceneggiatori di Hollywood.

In un'area che si estende per circa 800 ettari, acquistata due anni fa, in pochi mesi ecco così sorgere Las Aguilas, una città in miniatura. La zona non è stata scelta casualmente. Il piccolo villaggio accanto al quale il progetto è fiorito, pare in seguito a un sogno di una donna del gruppo che sarebbe stata spinta a recarsi in questa parte del mondo, si chiama Xul.

È abbarbicato sui monti dello Yucatán, in piena foresta e il suo nome evoca antichi arcani. È infatti un nome Maya che significa «fine» o «finale». Se a questo si aggiunge che Xul a sua volta è stato costruito vicino ad un antico insediamento Maya di nome Kiuic l’atmosfera si fa ancora più inquietante, anche se per i tanti che rimangono indifferenti alle predizioni apocalittiche la vicenda è soltanto ridicola.

Chi siano questi italiani e come siano riusciti a costruire questa città-rifugio è top secret. Al momento infatti, anche grazie alla stampa messicana che si è insospettita, sono state allertate le autorità dell'emigrazione e i centri di indagine anti-setta che hanno scoperto che alcuni degli italiani coinvolti hanno già chiesto e ottenuto la cittadinanza messicana.

Las Aguilas, dalle informazioni che sono trapelate, è stata progettata da un'architetta locale, Karina Valle che ha realizzato 24 edifici con pareti di 60 centimetri di spessore in materiali speciali in grado di sopportare cambiamenti di temperatura estremi, radiazioni, fuoco o inondazioni. L'architetto ha dichiarato che «gli italiani non pensano che stia arrivando la fine del mondo, ma che il 2012, la data indicata nella profezia Maya, sia indicativa di una catastrofe naturale e hanno deciso di rifugiarsi qui per proteggersi». A capo del progetto ci sarebbe una psicologa italiana, che al momento si troverebbe a Veracruz in un presunto ritiro spirituale e che dovrebbe recarsi nello Yucatan a settembre, per controllare che tutto proceda come previsto.

Rimane lo stupore degli abitanti del luogo. C'è chi giura, infatti, di aver visto il gruppo pregare in ginocchio vicino agli alberi ogni giorno. E persino il sindaco non sa più cosa pensare. Gli italiani, infatti, pare che raramente escano dal loro insediamento, costantemente sotto sorveglianza. Ma secondo la versione del primo cittadino di Xul devono essere persone ricche, perché «hanno costruito case bellissime». Lancia un allarme, invece Gaspar Baquedano López, direttore del programma anti-suicidi dell'ospedale psichiatrico «Yucatán». «Il rischio - ha dichiarato- è che questo gruppo di italiani possa innescare un processo di psicosi locale».

Insomma, come già era successo alla vigilia del 2000, l'ansia del catastrofismo torna a stimolare l'immaginario collettivo. E non bisogna per forza andare in Messico per inventarsi soluzioni originali. Una società di Pontedera, la Matex Security Projects, realizza bunker anti fine del mondo, veri e propri rifugi antiatomici validi anche contro inondazioni, attacchi chimici e batteriologici. Secondo la Matex, in vista del 2012 un migliaio di persone ha già ordinato versioni personalizzate del carissimo bunker.

Fonte

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Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo.

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9/18/2010 2:42 PM
 
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No masturbazione?Esplode satira Usa
Comico attacca candidata perbenista

La candidata Usa "anti-masturbazione" del Tea Party non poteva non sollecitare le ironie dei comici americani. Così, dopo la conquista della nomination repubblicana nella corsa al Senato nel Delaware da parte di Christine O`Donnell, ecco spuntare sul blog di Andy Borowitz un reportage su un'immaginaria "marcia per l'onanismo". Milioni di manifestanti, scrive il comico, per le strade di Wilmington per dire "Giù le mani Dalla nostra masturbazione".

Alla O'Donnell, nota per le sue posizioni intransigenti anche nella sfera privata, Borowitz risponde con questa fantomatica "marcia per la masturbazione" dai contorni apocalittici. Milioni di manifestanti per le strade di Wilmington, per la più grande marcia per l'onanismo della storia americana. Striscioni tenuti in alto dalla folla: "Giù le mani dalla nostra masturbazione". Un certo Harley Farger, organizzatore della marcia, si lamenta dell`enorme sforzo che c'è voluto per convogliare la protesta: "Perché tutta questa gente è abituata ad agire da sola".

E Carl Klugian, un idraulico divorziato di Denver, è "sbalordito" dalle contraddizioni insite nella natura di O'Donnell e vorrebbe chiedere alla candidata: "Ma se sei contro la masturbazione, perché vuoi essere eletta in Congresso?".

Fonte: tgcom

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9/21/2010 3:17 PM
 
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Caso di stalking contro un prete: suona troppo le campane

L'uomo telefonava in chiesa ogni volta che sentiva rumore e poi ha minacciato di morte il sacerdote

denunciato a Lucca un pensionato di 63 anni

Caso di stalking contro un prete:
suona troppo le campane

L'uomo telefonava in chiesa ogni volta che sentiva rumore e poi ha minacciato di morte il sacerdote

LUCCA - Un caso di stalking, fortunatamente meno drammatico di altri. La vittima un prete, ma il sesso non c'entra nulla: è stato il suono delle campane a far scattare la persecuzione nei confronti del sacerdote. Un po' "Peppone e Don Camillo" ma i carabinieri della compagnia di Lucca non ci hanno trovato nulla da ridere e hanno infatti denunciato un pensionato di 63 anni perché responsabile di atti persecutori nei confronti di un sacerdote. L'uomo era ossessionato dal rumore delle campane e ogni volta che suonavano telefonava in chiesa per manifestare il proprio disappunto.

DA GIUGNO LE MINACCE DI MORTE - Da giugno la situazione è però degenerata, quando l'anziano, sia verbalmente che telefonicamente, ha iniziato a minacciare di morte il parroco nel caso avesse continuato a suonare le odiate campane. In attesa del processo, il giudice ha disposto la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dal sacerdote.

Fonte

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