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K3®ub|na
Monday, April 30, 2007 12:35 PM
Ugo Tognazzi [SM=x44479]

(Cremona, 23 marzo 1922 - Roma, 27 ottobre 1990) è stato un attore, regista e sceneggiatore teatrale, cinematografico e televisivo italiano.

Insieme ad Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi e Marcello Mastroianni fu una delle colonne portanti della commedia all'italiana degli anni '60.

Biografia.

A causa della professione del padre, ispettore di una società di assicurazioni, visse gli anni dell'infanzia in varie città per tornare poi, nel 1936, nella natìa Cremona dove, quattordicenne, trovò lavoro come operaio alla Negroni, celebre fabbrica cremonese produttrice di salumi, e, nel tempo libero, recitò in una filodrammatica del dopolavoro aziendale (il suo debutto teatrale era avvenuto, quando aveva soli quattro anni, al teatro Donizetti di Bergamo).

Durante la seconda guerra mondiale fu chiamato alle armi e si dedicò con impegno ad organizzare spettacoli di varietà per i commilitoni. Dopo l'armistizio dell'8 settembre ritornò a Cremona dove lavorò come archivista. La passione per lo spettacolo però gli fece abbandonare il lavoro e lo fece trasferire, nel 1945 a Milano. Qui partecipò ad una serata per dilettanti tenuta al Teatro Puccini a seguito della quale venne scritturato dalla compagnia teatrale di Wanda Osiris.

Nel 1950 esordì al cinema con un film diretto da Mario Mattòli, I cadetti di Guascogna, al fianco di Walter Chiari. L'anno seguente conobbe Raimondo Vianello con cui formò una coppia comica di grande successo che dal 1954 al 1960 lavorò per la neonata Rai Tv. A consacrare la coppia sul piccolo schermo fu il varietà Un, due, tre. La comicità più popolaresca e sanguigna di Ugo e quella più raffinata e "inglese" di Raimondo si compenetravano a vicenda con risultati comici assolutamente irresistibili. Praticamente fu il primo esempio di satira televisiva, anche non senza qualche guaio censorio per il duo che non si peritò di toccare Presidenti della Repubblica e del Consiglio.

Anomala e quasi miracolosa costola padana nello scheletro assolutamente romano che la commedia all'italiana andò assumendo nel dopoguerra, quasi nell'implicito assunto che al disopra dell'Arno fosse impossibile ridere, Tognazzi giocò magistralmente la carta delle sue radici equidistanti tra l'operosa Milano e la godereccia Bassa Padana tra Piacenza e Modena, interpretando tra l'altro a più riprese personaggi emiliani, e più specificamente parmigiani, in modo assolutamente convincente, agli ordini prima di Alberto Bevilacqua (La califfa, 1971; Questa specie d'amore, 1972) e poi di Bernardo Bertolucci (La tragedia di un uomo ridicolo, 1981: splendido piccolo misconosciuto film schiacciato tra le megaproduzioni verso cui Bertolucci si andava ormai orientando in quegli anni, che però valse a Tognazzi la Palma d'Oro al Festival di Cannes come miglior attore protagonista).

Attaccatissimo alla sua terra e alla sua città - non era infrequente trovarlo allo stadio Zini a tifare per la Cremonese del suo amico Domenico Luzzara, il presidente - Ugo ritagliava spesso per i suoi personaggi battute in dialetto cremonese (in TV si è dichiarato, però, tifoso milanista). Leggendarie sono quelle, numerose, contenute nel film La Marcia su Roma (1962) di Dino Risi. Nella pellicola che lo lanciò nel cinema satirico, Il Federale (1961) di Luciano Salce, il suo personaggio è nato ad Azzanello, piccolo paese vicino a Cremona.

Proprio parallelamente a quelle esperienze di cinema d'autore, peraltro, il sibarita e trasgressivo Ugo si impegnò nelle trilogie di Amici miei (1975, 1982, 1985) e Il vizietto (1978, 1980, 1985), che ebbero grande successo di pubblico.

Lo spirito goliardico di Ugo Tognazzi raggiunse il culmine quando nel 1979 prese parte ad uno dei più clamorosi scherzi mediatici della storia italiana: accettò di essere fotografato ammanettato da finti poliziotti. Si trattava di una burla predisposta dal settimanale satirico Il Male. Tre finte edizioni de Il Giorno, La Stampa, Paese Sera "uscirono" con titoli che annunciavano l'arresto dell'attore, in quanto capo ("grande vecchio") delle famigerate Brigate Rosse.

Si è autodiretto al cinema più volte (Il mantenuto, 1961; Il fischio al naso, 1966; Sissignore, 1968; Cattivi pensieri, 1976; I viaggiatori della sera, 1979).

Negli anni Ottanta si dedicò soprattutto al teatro, recitando in Sei personaggi in cerca d'autore a Parigi (1986) e ne L'avaro (1988).

Morì improvvisamente il 27 ottobre 1990 a Roma per un'emorragia cerebrale.



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!!Carletto!!
Friday, June 01, 2007 11:33 AM
Alberto Sordi
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Biografia



Le prime esperienze
Quarto figlio di Pietro Sordi (professore di musica e suonatore del basso tuba nell'orchestra del Teatro dell'Opera di Roma, deceduto nel 1941) e di Maria Righetti (insegnante elementare, deceduta nel 1951) nacque nel quartiere popolare di Trastevere, per i non romani lo stesso di Claudio Villa e di tantissimi altri artisti del dopoguerra. Già nelle scuole elementari iniziò a improvvisare piccole recite con un teatrino di marionette per un pubblico di suoi coetanei, oltre a cantare come soprano nel coro di voci bianche della Cappella Sistina diretto da Lorenzo Perosi.
Cresciuto, studiò canto lirico e si esibì sulla scena operistica, come basso, per un certo periodo della sua giovinezza.

Nel 1936 incise un disco di fiabe per bambini per conto della casa discografica Fonit e con il ricavato abbandonò gli studi all'Istituto di Avviamento Commerciale e si trasferì per breve tempo a Milano dove studiò recitazione all'Accademia dei Filodrammatici.
Albertone raccontò in una puntata del Maurizio Costanzo Show che un giorno, durante la frequenza dell'Accademia, l'insegnante di dizione lo chiama in disparte e gli dice: «Lei dice guéra, ma si dice guèrra». Lui risponde: «Me se strigne 'a gola a di' guèrra».
Verrà espulso, proprio a causa della sua dizione dialettale. Il diploma lo ottiene in seguito, come privatista, mentre molto più tardi, il 27 aprile 1999, gli venne conferito un diploma ad honorem.

Una volta entrato nel mondo della celluloide, non trascurò le sue origini musicali: nel 1956, realizzò una commedia che narra le turbolenti vicende di un aspirante cantante, spiantato e squattrinato, che brama di calcare le scene della lirica. Il film s'intitola Mi permette, babbo? ed è diretto da Mario Bonnard. Assieme ad Aldo Fabrizi, vi compaiono anche cantanti lirici che all'epoca erano delle autentiche celebrità. Tra questi il poderoso basso senese Giulio Neri, con cui Sordi improvvisa un duetto nel quale i due fanno a gara a chi raggiunge la nota più grave.
Sordi ha modo, in quella particolare scena, di sfoggiare un timbro da basso profondo di prim'ordine, emettendo un sonoro e corposo Do grave.


Comparsa e doppiatore
Rientrato nella capitale, nel 1937 trovò lavoro come comparsa a Cinecittà (appare nel film kolossal Scipione l'Africano in un ruolo da generico di un soldato romano) e vinse un concorso indetto dalla Metro Goldwyn Mayer per doppiare la voce di Oliver Hardy (inizialmente doppiava con lo pseudonimo Albert Odisor, insieme a Carlo Cassola e, successivamente, a Mauro Zambuto che prestava la voce a Stan Laurel). Come doppiatore lavorerà fino al 1951 dando la voce tra gli altri a Bruce Bennett, Anthony Quinn, John Ireland, Robert Mitchum, Pedro Armendariz e, per gli italiani, a Franco Fabrizi e persino Marcello Mastroianni.

La sua voce è riconoscibilissima anche nel capolavoro di Vittorio De Sica Ladri di biciclette (1948) nonché nel film di Alessandro Blasetti Prima comunione (1950) e nel curioso I pinguini ci guardano (1956) diretto da Guido Leoni, dove gli animali presenti nella pellicola parlano con le voci di famosi attori. Per una bizzarra curiosità, soltanto due volte si trovò come interprete ad essere doppiato da un altro attore: nel film Cuori nella tormenta diretto da Carlo Campogalliani nel 1940, venne doppiato da Gualtiero De Angelis, e nel film Il Passatore diretto da Duilio Coletti nel 1946, dove interpretava il ruolo di un brigante, gli prestò la voce Carlo Romano.


Il teatro di rivista
Nel teatro leggero, dopo un tentativo infruttuoso con la compagnia di Aldo Fabrizi e Anna Fougez avvenuto nella stagione 1936-1937 nello spettacolo San Giovanni, ritentò in quella seguente (la 1937-1938) insieme con un amico d'infanzia e compagno di scuola formò un duo di imitatori e fantasisti durato per poco tempo, e riuscì finalmente a debuttare nel teatro di rivista come ballerino di fila nella compagnia di Guido Riccioli e Nanda Primavera nella stagione 1938-1939 con lo spettacolo Ma in campagna è un'altra... rosa.

Ad esso fanno seguito, nella stagione 1941-1942 Tutto l'oro del mondo con la compagnia di Guido Fineschi e Maria Donati, Teatro della caricatura (1942) accanto a Fanfulla, Ritorna Za-Bum (1943) e Sai che ti dico? (1944) entrambe scritte da Marcello Marchesi e dirette da Mario Mattòli, la rivista musicale Un mondo di armonie (1944) di Alberto Semprini, Imputati... alziamoci! (1945) di Michele Galdieri, Soffia so... (1946) di Garinei & Giovannini, E lui dice... (1947) di Benecoste diretto da Oreste Biancoli e Adolfo Celi e infine, nella stagione 1952-1953, Gran baraonda scritto e diretto sempre da Garinei & Giovannini, che sarà la sua ultima apparizione sul palcoscenico, accanto a Wanda Osiris, che avrà modo di dirigere nel 1973 in una sequenza significativa del film Polvere di stelle.


Le macchiette radiofonicheÈ alla radio, durante la stagione 1947-1948, che comincia ad ottenere un grande successo personale con le trasmissioni di Corrado che lo lancia attraverso Rosso e Nero (1947), Oplà (1947) e Vi parla Alberto Sordi (1948) dove crea alcuni personaggi destinati alla grande popolarità: il Signor Dice, il Conte Claro e Mario Pio.

Quest'ultimo personaggio verrà proposto anche al cinema nel film d'esordio di Mauro Bolognini, Ci troviamo in galleria del 1953, oltre naturalmente alla riproposizione radiofonica, durante la stagione 1968-1969, nella storica trasmissione Gran Varietà e inoltre da Alighiero Noschese, nel 1970, nella fortunata trasmissione satirica Doppia coppia.

Al mezzo radiofonico, sempre nel 1947, dedicherà anche una sorta di omaggio con il sottovalutato, ma notevole, Il vento m'ha cantato una canzone diretto da Camillo Mastrocinque, accanto a Loris Gizzi, Galeazzo Benti e Laura Solari, riemerso di recente dall'oblio in una pubblicazione su DVD, dove impersona l'amico di un cantante desideroso di sfondare a livello nazionale in un radiodramma sponsorizzato di una fantomatica (e per l'epoca inesistente) radio privata italiana, Radio Sibilla.

Per lui riesce a organizzare in semi clandestinità uno spettacolo ricco di brio e di trovate originali, ottiene un successo clamoroso ma rischia di perdere la fidanzata, la quale, si sussurra, lo tradisce proprio con lo sponsor e proprietario della radio, prima di ristabilire la verità con il chiarimento di ogni equivoco.


Gli esordi cinematografici
Nel cinema per oltre dieci anni interpreta ruoli minuscoli e poco significativi in una ventina di film, ad eccezione di quello sostenuto in I tre aquilotti di Mario Mattòli, dove era tra i protagonisti, nel film di Mastrocinque sopra accennato, e ha anche l'occasione di lavorare con il grande attore genovese Gilberto Govi e un giovane Walter Chiari nel ruolo di un impresario argentino nel film Che tempi!, versione cinematografica della commedia teatrale Pignasecca e Pignaverde di Emerico Valentinetti.

Si fa notare nel 1951 con una pellicola sceneggiata da Cesare Zavattini, prodotta e in massima parte diretta in forma anonima da Vittorio De Sica, Mamma mia che impressione!, che pur trasportando nel cinema il modello di recitazione tutto verbale sperimentato in radio, contribuì a creare un personaggio assai originale (il Compagnuccio della Parrocchietta) che ripropose poi in altri lavori minori.

Tra questi film misconosciuti è senz'altro da citarne uno, considerato perduto e ritrovato fortunosamente nel giugno 2003 dalla Cineteca di Bologna in una copia incompleta e pubblicato in DVD: Via Padova 46, diretto nel 1953 da Giorgio Bianchi, dove Sordi interpretò il ruolo di un vicino di casa petulante oltre ogni misura e gran scocciatore di un modesto impiegato (Peppino De Filippo) tutto proteso alla ricerca di un'avventura galante con una bella donna.


La grande popolarità

Un americano a Roma (1954)Tra il 1952 e il 1955 Sordi esplose sul grande schermo, dapprima con due film diretti da Federico Fellini, Lo sceicco bianco (1952) e I vitelloni (1953), e poi con alcuni diretti da Steno, Un giorno in pretura (1953), Un americano a Roma (1954) e Piccola posta (1955), dove costruisce il tipo del ragazzo un po' vigliacco, carogna, approfittatore, indolente e scansafatiche, infantile e qualunquista che lo accompagnerà per tutti gli anni '50.

La popolarità diventa molto consistente, nonostante agli inizi nessuno credesse in lui (i noleggiatori delle pellicole, in principio, non volevano il suo nome sui manifesti a causa di una presunta antipatia del pubblico nei suoi confronti!) e Sordi si trova a recitare senza soluzione di continuità, in una media tra gli 8 e i 10 film per ogni anno.

L'italiano medio di Sordi
Con l'avvento della commedia all'italiana ha dato vita a una moltitudine di personaggi quasi tutti negativi di italiano medio, poco edificanti ma rispondenti a una realtà evidente, dipinti con una cattiveria a volte inficiata da un sospetto di compiacimento ma sempre riscattata da un magistero recitativo senza eguali, molte volte collaborando anche al soggetto e sceneggiatura dei film interpretati (quasi 150) e alle diciannove pellicole da lui dirette.

Sordi in più di mezzo secolo di carriera è riuscito a fornirci un ideale valido della storia dei valori e dei costumi dell'italiano tipico dal periodo bellico ai giorni nostri, osservato nelle sue bassezze, ma in fondo giustificato per il suo buon cuore e per la sua capacità di sognare ad occhi aperti.

I personaggi di Sordi sono prepotenti con i deboli e servili coi potenti, a cui cercano di mendicare qualche misero privilegio. Secondo alcuni il fatto che personaggi di questo tipo vengano proposti superficialmente senza analizzarli approfonditamente, porta certi spettatori che altrimenti non avrebbero avuto il coraggio di rivendicare la propria pochezza, ad avere un alibi e addirittura un esempio da seguire, sentendosi rappresentati e legittimati. [1]

acquacotta1
Wednesday, October 15, 2008 12:48 PM
Alberto...il più grande di tutti!
texdionis
Sunday, January 30, 2011 1:05 AM
Raimondo Vianello
[IMG]http://www.televisionando.it/img/sandra-mondaini_raimondo-vianello_sorrisi.jpg[/IMG]
Uno dei protagonisti assoluti della commedia all'italiana (insieme all'indimenticabile Ugo Tognazzi, con cui ha spesso lavorato in coppia), Raimondo Vianello è nato a Roma il 7 maggio 1922. Il padre, ammiraglio, avrebbe voluto che seguisse il duro iter per intraprendere la carriera diplomatica, desiderio che per un certo periodo il futuro attore accondiscende iscrivendosi dopo gli anni del liceo alla facoltà di legge.

Quelli sono anni drammatici, mentre il giovane Vianello, ligio ai suoi doveri, studia all'università, in Europa impazza la seconda guerra mondiale. Alla fine del conflitto l'Europa è ridotta a un cumulo di macerie e Raimondo sembra aver quasi maturato un profondo disgusto per la politica e i suoi falsi teatrini. Sente la famosa carriera del diplomatico quanto di più lontano da lui.
Proprio subito dopo la guerra un evento fortunato gli consente di cogliere al volo l'occasione per un cambiamento, di dirigere la sua vita in un senso tutto diverso. I generosi pigmalioni sono due giovani autori che faranno molta strada, una coppia che diverrà con gli anni sinonimo di commedia: Garinei e Giovannini.

pagina Wiki
Vianello partecipa, come sfida personale e a titolo di puro divertimento, al "Cantachiaro N°2" ideato dai due grandi autori, ed entra così a far parte del mondo dello spettacolo.
Da quel momento in poi la sua carriera è solo in ascesa. Dal pubblico, ma anche dagli addetti ai lavori, viene apprezzato il suo umorismo sottile, elegante, mai volgare, quasi distaccato. Mai Raimondo Vianello cade in un una battuta volgare o si permette una caduta di gusto. In breve diventa uno degli attori più amati di sempre, di quelli che tagliano trasversalmente tutte le generazioni perchè, con il loro modo di fare e di porsi, sono "universali".

Agli inizi per parecchio tempo si limita a fare la spalla, anche per via appunto della sua comicità non aggressiva e poco invadente, poi la sua personalità emerge con più compiutezza, in particolare quando lavora a fianco di due partner di eccezione quali Ugo Tognazzi (con cui oltre ad innumerevoli film firma il programma di satira "Un, due, tre"), e la moglie Sandra Mondaini.

Raimondo Vianello ha però avuto un altro nobile merito: quello di rimettersi in discussione all'alba dei sessant'anni, quando la maggior parte dei comici si sente arrivata e riposa sugli allori.
Lascia definitivamente da parte i ruoli di spalla di lusso, lui che aveva fatto satira accanto a Wanda Osiris, Erminio Macario, Carlo Dapporto e Gino Bramieri, e si dedica quasi esclusivamente al piccolo schermo, grazie all'ingaggio nel 1982 da parte delle reti Fininvest di Silvio Berlusconi.

Nasce "Casa Vianello", una situation-comedy fra le più riuscite della tv italiana. Indimenticabile rimane la chiusa finale di tutte le puntate, che ritrae la coppia a letto prima di addormentarsi e in cui, immancabilmente legge il giornale sportivo (Raimondo è un grande appassionato di calcio), mentre lei, altrettanto immancabilmente, si agita sotto le coperte inanellando una sfila di lamentele.

Nel 1991 Vianello conosce nuova popolarità con la conduzione di "Pressing", programma di commento al campionato di calcio di Italia 1, poi condotto per altre otto stagioni. L'attore è stato scelto per la sua capacità ironica e per la sua signorilità: un modo per sdrammatizzare l'aria surriscaldata che si respira intorno allo sport più amato dagli italiani, sempre così pronti a prendere sul serio ciò che accade sui campi di calcio. Da questo punto di vista si può tranquillamente dire che Vianello ha rappresentato l'inizio di una nuova stagione del commento sportivo, un modo nuovo e ironico di parlare di calcio.
Non a caso, la trasmissione viene premiata con il Telegatto 1992, quale migliore programma sportivo dell'anno.

Divenuto ormai un'icona del "buon presentatore" (dove c'è lui l'atmosfera si fa subito cordiale e piacevole), Raimondo viene chiamato nel 1998 a presentare il Festival di Sanremo. Seppur anziano, Raimondo continua a stupire per la sua vèrve sempre intatta.

Muore improvvisamente a Milano il 15 aprile 2010.

Il matrimonio con Sandra Mondaini durava dal 1961: non hanno mai avuto figli ma hanno adottato un'intera famiglia di filippini.

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texdionis
Sunday, February 05, 2012 12:39 PM
Stan Laurel e Oliver Hardy
Laurel & Hardy è il più famoso duo comico della storia del cinema.
Stanno attualmente avendo un grande riscontro di ascolti nei corti che RaiTre sta mandando in onda nel preserale, un successo per tutte le generazioni.

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[IMG]http://img16.imageshack.us/img16/9193/stanlioedolio.jpg[/IMG]


Tra i maggiori interpreti del cinema slapstick – un tipo di comicità basata sul linguaggio del corpo, nata con il cinema muto – l’affiatatissima coppia Laurel and Hardy (nome con il quale erano noti in inglese, ma talvolta anche come Cric & Croc o Stan & Oliver) era formata dal comico inglese Stan Laurel (Stanlio in italiano, Stan in inglese) e dallo statunitense Oliver Hardy (Ollio in italiano, in inglese Oliver, Ollie o Babe come si racconta fosse stato per la prima volta soprannominato dal suo barbiere)[2]

Hanno detto di loro stessi:
« Il mondo è pieno di persone come Stanlio e Ollio. Basta guardarsi attorno: c’è sempre uno stupido al quale non accade mai niente, e un furbo che in realtà è il più stupido di tutti. Solo che non lo sa. »

(Oliver Hardy)
(EN)
« Two minds without a single thought »
(IT)
« Due menti senza un singolo pensiero »
(Stan Laurel, da Il motto dell’associazione I figli del deserto)

APPROFONDIMENTO
www.risatafacile.it/2011/01/17/video-divertente-youtube-stanlio-...

WIKIPEDIA
it.wikipedia.org/wiki/Stanlio_e_Ollio
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