Full Version: Nuova bufera sul tg1
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Etrusco
Thursday, January 20, 2011 8:25 PM

Parallelo Leone-Berlusconi: è bufera

pubblicata da INFORMAZIONE LIBERA il giorno giovedì 20 gennaio 2011 alle ore 16.15

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/

 

Il vicedirettore del Tg1 ne parla al telegiornale. Poi chiarisce: Nessun parallelo». Ma si scatena la rissa

 

Napoli - Berlusconi come Leone? Il premier «perseguitato» come il capo dello Stato costretto all'impeachment dopo la campagna contro di lui? Il paragone è rimbalzato dopo un servizio del giornalista napoletano, Gennaro Sangiuliano, vicedirettore del Tg1. Un servizio, quello trasmesso dal telegiornale, che ha fatto andare su tutte le furie le opposizioni che hanno chiesto la testa del direttore Minzolini e del suo vice.

 

SANGIULIANO - Poche ore dopo la trasmissione e mentre in furia la polemica, Sangiuliano chiarisce il suo punto di vista, sperando così di placare le polemiche innescate dal suo servizio. «Non c'è stato nessun parallelo. Andiamo al testo letterale: "Sarebbe improprio su un piano storico, oltre che giuridico, paragonare il caso Leone a vicende di oggi, se non per il tema sempre attuale delle campagne mediatiche che a volte giungono a conclusioni che si rivelano inconsistenti". Spesso i parlamentari fanno dichiarazioni per sentito dire, - continua Sangiuliano - studiano poco, leggono ancor meno. So bene che un raffronto tra Berlusconoi e Leone è improponibile, sotto tutti i punti di vista. Ho voluto solo ricordare una vicenda emblematica nel rapporto tra potere e media. Giovanni Leone, uno dei più grandi giuristi che l'Italia abbia mai avuto, allievo di Alfredo De Marsico, sostenitore del codice Rocco, fu oggetto di una campagna di stampa che una sentenza della magistratura italiana passata in giudicato ha ritenuto diffamatoria. I giornali dell'epoca attaccarono Leone anche su innocui fatti personali derivanti dalla sua cultura partenopea, mentre Carlo Arturo Jemolo ha definito il suo settennato come perfetto dal punto di vista della prassi costituzionale».

 

LE REAZIONI - Fin qui le dichiarazioni di Sangiuliano. Ma il suo intervento non è bastato a placare le obiezioni. Per il deputato Udc, Enzo Carra, segretario della commissione di vigilanza Rai, «il direttore del Tg1 dovrebbe ritrovare il senso delle dimensioni: il paragone di questa sera tra le vicende di Berlusconi e la campagna di stampa contro l'ex Presidente Leone negli anni '70 è semplicemente ridicolo. Quella fu una mattanza politica questo è un problema di morale pubblica». «La misura è colma. L'accostamento del Tg1 fra il caso di Berlusconi e quello del presidente Leone è indegno. Chiediamo l'intervento del presidente Garimberti», tuona il portavoce dell'Idv, Leoluca Orlando. Mentre per Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, «il paragone scelto dal TG1 di Minzolini con il caso Leone è giornalisticamente appropriato. Anziché insultare, la sinistra farebbe bene a ricordare le scuse che tanti dovettero indirizzare a posteriori a Giovanni Leone. I linciatori di ieri e di oggi ci riflettano, e non cerchino di intimidire il TG1».

 

LE DIMISSIONI DI LEONE - Nel 1976 incominciò a circolare un'indiscrezione, secondo la quale sarebbe stato Leone stesso il personaggio chiave attorno al quale ruotava lo scandalo Lockheed (illeciti nell'acquisto da parte dello Stato italiano di aerei Usa), con il nome in codice Antelope Cobbler, ma le accuse avanzate contro Leone non furono mai provate. Fino al giorno delle sue dimissioni, Leone preferì non rispondere pubblicamente di tutto quello che era successo. Dopo il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro (16 marzo - 9 maggio 1978) le polemiche contro di lui ripresero in maniera più virulenta, e il Pci chiese formalmente per primo le sue dimissioni, che Leone stesso annunciò agli italiani il 15 giugno 1978 in un messaggio televisivo. Le dimissioni avvennero 14 giorni prima dell'inizio del cosiddetto "semestre bianco", ossia il periodo durante il quale il presidente della Repubblica non può sciogliere anticipatamente le Camere e con sei mesi e quindici giorni di anticipo rispetto alla scadenza del mandato, che quindi cessò il 15 giugno 1978 con effetto immediato, dando luogo alla supplenza del presidente del Senato Amintore Fanfani.

 

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